XI CONFERENZA NAZIONALE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA

  • Un breve estratto del discorso presentato il 3 dicembre nel corso della XI CONFERENZA NAZIONALE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA organizzato da “amici della terra”

  • La riqualificazione energetica in edilizia e la rigenerazione del patrimonio immobiliare esistente rappresentano una frontiera dalle grandi potenzialità sotto il profilo energetico, ambientale ed economico;
  • Se per oltre cinquant’anni, l’edilizia ha tratto impulso dalla necessità di individuare soluzioni all’emergenza abitativa, oggi, emergenze e bisogni sono profondamente cambiati;
  • Sono mutati i nostri stili di vita, è aumentata considerevolmente la nostra sensibilità sui temi ambientali, abbiamo nuove conoscenze tecniche e nuovi strumenti finanziari;
  • Adesso, siamo pronti per parlare non più solo di “Diritto alla casa”, ma di “Diritto a una casa sicura, confortevole e sostenibile”;
  • Dopo la ricostruzione post-bellica e il boom economico che ne è seguito, si apre davanti a noi la nuova stagione della rigenerazione del costruito;
  • Una fase che propone sfide profondamente diverse, ma ugualmente complesse che coinvolgono nuovi e diversi ambiti;
  • Oggi, abbiamo la necessità di riqualificare un ampio patrimonio immobiliare in buona parte vetusto, per migliorare qualità e comfort delle nostre abitazioni e per dare risposte a nuove priorità come la povertà energetica, la riduzione dei consumi, il risparmio delle risorse, l’abbattimento delle emissioni di gas serra e la sicurezza sismica;
  • Ricordo che già nel 2013, la Commissione europea aveva evidenziato che il 40 per cento circa del consumo energetico finale (e il 35 per cento delle emissioni di gas serra) fosse imputabile a case, uffici, negozi e, in generale, agli edifici;

[…]

  • Questi per sommi capi sono gli aspetti peculiari della proposta che, nel dettaglio, contiene alcune importanti novità come:
    • la definizione dei prodotti da costruzione e degli aggregati riciclati;
    • vengono curati gli aspetti della demolizione selettiva, la previsione di un audit pre-demolizione, la predisposizione di un piano di gestione dei rifiuti e il riuso dei materiali;
    • vengono introdotti anche nuovi strumenti di diagnosi e certificazione;
    • vengono inoltre introdotti dei criteri per monitorare la legge, con la possibilità di modificare alcuni parametri, dopo due e dopo cinque anni;
  • Questa proposta riporta la programmazione al centro di attività importanti come quelle connesse alle politiche energetiche e al settore delle costruzioni;  
  • La riqualificazione degli edifici è un tema complesso che ha molteplici implicazioni, normative, tecniche, economiche e sociali;
  • Sono consapevole che questa complessità non si possa risolvere in una proposta di legge, anche se credo che alcuni elementi presenti nel testo siano un buon punto di partenza su cui avviare una profonda riflessione ampia e partecipata;   
  • La riqualificazione energetica degli edifici ha un ruolo di grande importanza nella fase di transizione;
  • Per decarbonizzare dobbiamo lavorare con l’impegno di tutti per ripensare, non solo l’idea di casa, ma soprattutto i modi dell’abitare, i nostri stili di vita e le nostre abitudini quotidiane;
  • Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale che ha un triplice obiettivo:
    • Il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC;
    • Il miglioramento della qualità degli edifici, con minori consumi e più sicurezza;
    • il supporto al settore dell’edilizia, che rappresenta uno dei due motori della nostra economia.
XI Conferenza Nazionale per l’Efficienza Energetica
XI Conferenza Nazionale per l’Efficienza Energetica

Grano Cappelli, è necessario fare chiarezza per salvaguardare una filiera

COMUNICATO STAMPA

Grano Cappelli, Vallascas (M5s): «Dopo la sanzione dell’Antitrust, è necessario fare chiarezza per salvaguardare una filiera nata anche grazie agli agri è coltori della Sardegna»

Cagliari, 4 dicembre 2019 – «Dopo la sanzione comminata dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette nella commercializzazione del grano “Cappelli”, è urgente fare chiarezza sulla posizione dell’attuale titolare del contratto di esclusiva, per tutelare gli agricoltori e salvaguardare un’importante filiera nazionale nata e cresciuta soprattutto grazie all’impegno e al lavoro delle imprese agricole della Sardegna».

È quanto afferma il deputato del Movimento 5 stelle, Andrea Vallascas, che ha presentato un’interrogazione al Ministro delle politiche agricole in merito alla recente sanzione di 150mila comminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alla Società Italiana Sementi (esclusivista su Licenza-Crea della varietà di grano duro “Cappelli”) per pratiche commerciali scorrette.

«Sono in tutto tre – spiega Vallascas – le pratiche rilevate dall’Autorità e sanzionate, con 50mila euro ciascuna, perché contrarie alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari. La S.I.S. avrebbe, in primo luogo, subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna delle stesse da parte dei coltivatori, imponendo alle controparti un rapporto di filiera. Avrebbe anche ritardato o addirittura rifiutato in maniera selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori. Infine, avrebbe aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle sementi».

«Siamo di fronte – prosegue – a comportamenti gravi che potrebbero aver avuto ripercussioni negative sull’attività delle singole imprese agricole e sugli equilibri operativi e sulla stessa sussistenza delle filiere che si erano costituite prima dell’esclusiva ottenuta da SIS».

«Ricordo – aggiunge – che grazie agli operatori principalmente sardi, pugliesi e lucani, che oltre vent’anni fa avevano ripreso a coltivare il grano Cappelli, varietà ormai abbandonata, è nata una filiera nazionale di considerevoli dimensioni con importanti prospettive di redditività nel biologico».

«La sanzione – conclude Vallascas – sembra confermare le preoccupazioni che si erano diffuse all’indomani dell’affidamento dell’esclusiva alla S.I.S. nel 2016, a seguito della scadenza del precedente contratto con le società Scaraia (Basilicata) e Selet (Sardegna). Oggi, a fronte di un provvedimento grave, come quello adottato dall’Antitrust, si rende necessario un chiarimento del Ministero in merito alla vicenda per tutelare gli agricoltori del settore e salvaguardare le filiere».

campo coltivato a Grano

fonte – andreavallascas.it

«Ancora ritardi nell’erogazione delle anticipazioni del TFS/TFR del pubblico impiego andati in pensione con quota 100»

«Sono ancora in ritardo i pagamenti delle anticipazioni del trattamento di fine servizio per i dipendenti del pubblico impiego che hanno scelto di andare in pensione con quota 100. Una situazione che sta creando forti disagi e preoccupazione tra i pensionati che rischiano di restare ancora a lungo senza percepire alcun reddito».

È quanto afferma il deputato del Movimento 5 stelle, Andrea Vallascas, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri del Lavoro e della Pubblica Amministrazione sui ritardi nell’erogazione delle anticipazioni del Trattamento di fine servizio (Tfr del pubblico impiego) che hanno optato per quota 100.

«L’anticipazione – spiega Vallascas – è una misura che si è resa necessaria perché l’erogazione del Trattamento di fine servizio non è contestuale al riconoscimento di quota 100, ma matura al raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico secondo la legge Fornero. In pratica, per molti, si parla di un’attesa sino a tre anni. Per evitare situazioni obiettivamente disagevoli è stato previsto un sistema di anticipazione del Tfs sino a 45 mila euro».

«Si tratta – aggiunge – di un sistema articolato che prevede l’istituzione di un fondo di garanzia, gestito dall’Inps, con una dotazione di 75 milioni di euro, la stipula di una convezione con banche e intermediari finanziari e una ricognizione degli enti erogatori del Tfs diversi dall’Inps. Quest’ultimo passaggio, particolarmente importante, perché sono gli enti erogatori che devono certificare l’avvenuto accantonamento delle somme, sta subendo dei ritardi con un conseguente rallentamento di tutta la procedura».

«Con l’interrogazione – conclude Vallascas – si chiedono chiarimenti in merito alle motivazioni del ritardo, considerati i disagi per una platea stimata in circa 150mila soggetti, visto che l’anticipazione è stata estesa che a coloro che sono andati in pensione con la legge Fornero prima dell’entrata in vigore di quota 100»

Tfs - trattamento di fine servizio
Tfs – trattamento di fine servizio

Centri antiviolenza, Vallascas: «Fondi statali insufficienti ed erogati con ritardi inaccettabili»

Fondi statali insufficienti a garantire operatività e continuità del servizio, con l’aggravante che le risorse vengono erogate con ritardi inaccettabili. Una situazione generalizzata che colpisce anche quelle realtà virtuose come la Sardegna, tra le prime ad attivare una rete tra i Centri antiviolenza».

È quanto afferma il deputato del Movimento 5 stelle, Andrea Vallascas, in un’interrogazione al Ministro per le pari opportunità e famiglia in merito ai fondi che lo Stato trasferisce alle Regioni per sostenere le attività dei Centri antiviolenza.

«Nel 2017 – spiega Vallascas – le risorse stanziate ammontavano a circa 12 milioni di euro, tra i fondi necessari all’istituzione di nuovi centri (il 33 per cento delle risorse) e al finanziamento di Case rifugio e Centri già in attività. Alla Sardegna, dove sono operativi otto centri, di cui cinque con casa rifugio, per il 2018, sono arrivati 545 mila euro su uno stanziamento complessivo di circa 20 milioni. I fondi statali vengono integrati con quelli regionali».

«All’insufficienza delle risorse – prosegue – si aggiunge il grave problema dei ritardi con cui questi fondi vengono trasferiti. Le risorse relative al 2017, ad esempio, sono state sbloccate a settembre 2018. Di conseguenza, le Regioni hanno avuto l’effettiva disponibilità tra ottobre e dicembre. Infine, per l’effettiva erogazione, i Centri hanno dovuto attendere i tempi tecnici degli uffici regionali».

«Come hanno più volte denunciato le associazioni – aggiunge Vallascas – le risorse sono del tutto insufficienti a garantire adeguatamente l’assistenza e la protezione alle donne vittime di violenza, mettendo in discussioni la continuità stessa del servizio. Ne consegue che, negli anni, molte associazioni hanno dovuto ridurre il personale e la disponibilità oraria, con il passaggio dal full time al part time».

«Al Ministro – conclude – chiediamo, oltre a una dotazione finanziaria maggiore, una maggiore rapidità nell’erogazione dei fondi, prevedendo anche strumenti di monitoraggio della spesa, con la valutazione della qualità dei servizi erogati. Nel complesso chiediamo un rafforzamento dei presidi di protezione e assistenza alle donne vittime di violenza».

centri antiviolenza
centri antiviolenza

GNL, Vallascas: «Impianti ancora equiparati ai distributori di carburante.»

«Impianti GNL per uso industriale ancora equiparati ai distributori di carburante per quanto riguarda le norme antincendio. La conseguenza è che le misure di sicurezza, non solo sono inappropriate rispetto all’uso e al comportamento del gas, ma comportano anche un considerevole rincaro dei costi di realizzazione di questi impianti. È urgente mettere ordine nella materia individuando, eventualmente, una convergenza con quanto si fa in Europa».

È quanto afferma Andrea Vallascas, capogruppo M5s in commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, che in un’interrogazione chiede al ministro dell’Interno di accelerare l’adozione di un decreto che emani la regola tecnica per la predisposizione delle misure antincendio per gli impianti di GNL (Gas naturale liquefatto) per usi diversi dall’autotrazione.

«È una questione – spiega Vallascas – che riguarda in particolare modo i siti produttivi dislocati in aree del Paese non servite dalla rete di distribuzione del gas. In questo caso, è possibile realizzare impianti di stoccaggio e rigassificazione di GNL, i cosiddetti impianti “satellite” che vengono riforniti attraverso autocisterne. Si tratta di un’opportunità interessante per abbattere i costi e favorire la transizione energetica».

«A tutt’oggi, però – aggiunge – non è stato ancora emanato un decreto ministeriale sui criteri da adottare per le misure di prevenzione incendi. Per questo tipo di impianti si fa riferimento alle norme sulle stazioni di rifornimento di gas naturale compresso (GNC) per autotrazione».

«Questo fa sì – prosegue – che le prescrizioni richieste siano inutilmente sovradimensionate, viste le differenti condizioni in cui si trovano ad operare questi impianti rispetto alle stazioni di servizio che devono tenere conto, ad esempio, di un’attività rivolta al pubblico, con l’afflusso di automobilisti e con la previsione di una gestione automatica degli impianti in regime di self-service)».

«Il risultato – conclude Vallascas – è un aggravio esorbitante dei costi, che in alcuni casi richiede il raddoppio di risorse da impiegare, e tutto per un ritardo nell’emanazione di un documento già pronto dal 2015, ma che attende il decreto attuativo».

Motorizzazioni – situazione insostenibile

Motorizzazioni, Vallascas (M5s): «Situazione insostenibile. Necessario accelerare concorsi e intese per l’assegnazione temporanea di personale»

Cagliari, 23 ottobre 2019 – «Una situazione che si trascina da anni e che ormai è diventata insostenibile per i troppi e i gravi disagi causati agli autotrasportatori sardi già fortemente penalizzati dalla crisi economica degli ultimi anni. A questo punto è urgente, non solo accelerare le procedure concorsuali, ma anche a promuovere intese con altre amministrazioni per l’assegnazione temporanea di personale alle Motorizzazioni della Sardegna».

È quanto chiede Andrea Vallascas, capogruppo del M5s in commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, in un’interrogazione al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti in merito all’impossibilità delle Motorizzazioni Civili della Sardegna di gestire con celerità gli adempimenti tecnico-formali, relativi alla gestione degli Albi provinciali degli autotrasportatori.

«Una situazione – spiega Vallascas – che si trascina dal mese di maggio del 2015, da quanto, cioè, le competenze sugli Albi, sino ad allora delegate alle Province, sono state ritrasferite alle Motorizzazioni. Un procedimento portato avanti a tappe forzate, senza tenere conto del sottodimensionamento degli organici. Da subito, sono emerse le difficoltà degli uffici nel farsi carico delle nuove e complesse mansioni a fronte di una già preesistente situazione di grave sottodimensionamento degli organici».

«Oggi – prosegue – la situazione è ulteriormente peggiorata in tutti gli ambiti di competenza. Per il servizio revisioni ai mezzi pesanti, il ritardo medio nel 2016 era di circa 9 mesi, nel 2017 di un anno e mezzo, nel 2018 di circa 9 mesi, oggi si è arrivati anche alla sospensione delle prenotazioni».

«È il caso di ricordare – aggiunge – che il veicolo non revisionato non può circolare all’estero, ma, eventualmente, nel solo territorio italiano nel caso il conducente sia in possesso della ricevuta della prenotazione della revisione. E, anche in questo caso, ci sarebbero molte incertezze sulle verifiche di regolarità in caso di controllo da parte delle forze di polizia oppure nelle valutazioni di responsabilità da parte delle compagnie di assicurazioni in caso di sinistro».

«Nonostante le sollecitazioni degli anni scorsi – prosegue – le Motorizzazioni della Sardegna si trovano in una condizione di forte sottodimensionamento. A Cagliari nel 2020 gli organici si ridurranno a 27 unità e a Oristano a 13. Mentre Sassari sono appena in 12 e a Nuoro in 8».

«Si tratta – conclude Vallascas – di accelerare le procedure del concorso per l’assunzione di 148 ingegneri da destinare nelle sedi periferiche del Dipartimento trasporti. Di questi, otto saranno destinati alla Sardegna. Ma di fronte a una situazione veramente difficile che riguarda tutto il Paese, chiediamo di valutare l’opportunità di avviare un programma di rafforzamento degli organici delle Motorizzazioni del Paese».

La transizione energetica in Sardegna


Le politiche energetiche rappresentano oggi la principale sfida tecnologica, sociale ed economica che abbiamo di fronte nella salvaguardia dell’ambiente;

La transizione energetica deve essere considerato il tema centrale e irrimandabile attorno al quale le nostre società pensano al proprio futuro. Oggi abbiamo le conoscenze tecnologiche e la sensibilità culturale per invertire il paradigma che mette assieme crescita economica e inquinamento, conosciamo la strada da percorrere, ma dobbiamo muoverci  in fretta.

Nel corso della 47^ giornata mondiale dell’Ambiente è stato ricordato il dato drammatico secondo il quale 7 milioni di persone in tutto il mondo muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’aria inquinata, di fronte a questi temi, la posizione del Movimento 5 stelle è molto chiara: noi diciamo sì alle fonti rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, all’efficientamento energetico. Il nostro impegno è volto a sostenere con determinazione e forza l’uscita delle fonti fossili dal sistema energetico, le nostre idee sono oggi confluite nei principali documenti programmatici del Governo, a cominciare dal Piano Integrato Energia Clima al 2030, inviato alla Commissione europea all’inizio di quest’anno.

Il PNIEC è uno strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese e dell’Unione europea per i prossimi dieci anni per quanto riguarda la  decarbonizzazione, l’efficienza energetica, il mercato interno dell’energia, il sicurezza energetica e, infine, la ricerca, l’innovazione e la competitività, l’intento è quello di ridurre entro il 2030 le emissioni nel settore della grande industria e della produzione elettrica del 56%, rispetto al 2005, a fronte di un obiettivo europeo del 43%, Tra i principali obiettivi del documento: una produzione di energia da FER nei Consumi Finali Lordi pari al 30%; una quota di energia da FER nei Consumi Finali Lordi nei trasporti del 21,6%; una riduzione dei consumi di energia primaria rispetto allo scenario PRIMES 2007 del 43% e di emissioni di gas serra per tutti i settori non ETS del 33%;

L’altro importante impegno che questo Governo intende assumere è anticipato nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019, nella quale vengono definite le linee i principali di quello che è stato definito Green New Deal; Il documento prevede l’avvio di piani di investimento pubblico sull’ambiente, favorendo, tra le altre cose, il ricorso alle fonti rinnovabili, con iniziative pluriennali orientate con un apposito fondo; Sono, inoltre, previsti due nuovi fondi di investimento, per circa 50 miliardi in 15 anni, volti a favorire la rigenerazione urbana, la riconversione energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili; In questo momento, assistiamo quindi a un ulteriore rafforzamento degli indirizzi del Governo verso un sistema sostenibile; Si tratta di un’opportunità dalla quale la Sardegna può trarre nuovo impulso rispetto allo sviluppo delle rinnovabili e di un’economia Green nell’isola; Da questo punto di vista, in questo ultimo anno, l’orientamento del Mise è stato quello di favorire nell’isola un’elettrificazione spinta dei consumi, anche in relazione alla cessazione della produzione elettrica da carbone nel 2025; L’obiettivo è sostenere lo sviluppo di una struttura energetica basata essenzialmente sulle rinnovabili, a cui si aggiungono, per la sicurezza e il bilanciamento della rete: nuove infrastrutture, come il cavo triterminale Continente-Sicilia-Sardegna; e i sistemi di accumulo o le piccole centrali a gas; Mentre gli usi termici e i trasporti – secondo l’ipotesi già formulata dal Mise – dovrebbero essere soddisfatti dalla presenza di piccoli depositi di GNL, oltre che da GPL, e dalle stesse rinnovabili, nella nostra visione del sistema energetico, il GNL può sicuramente svolgere un ruolo strategico nel rendere possibile la transizione energetica superando le criticità dovute ai costi della sostituzione delle tecnologie, ma questo ruolo il GNL lo deve svolgere, come ho detto, attraverso depositi di piccola taglia, mentre siamo contrari alla realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto del gas perché, oltre a essere inutili, rallenterebbero il processo di transizione energetica. Queste in sintesi sono le ipotesi e i programmi su cui sta lavorando il Governo;  Sull’energia, dobbiamo avere una maggiore capacità di programmazione e pianificazione, visto, soprattutto, che operiamo in un contesto soggetto a continui cambiamenti.

Oggi, uno degli elementi imprescindibili per qualsiasi strategia energetica è la presa d’atto del crollo del fabbisogno energetico e dell’assenza di qualsiasi elemento che possa fare pensare a una ripresa dei consumi ai livelli del picco massimo registrati a livello nazionale nel 2005. Secondo i dati di Terna, aggiornati a giugno 2019 – nel territorio regionale sono installati impianti di energia rinnovabile per una potenza operativa di circa 2.559 MW, tra fotovoltaico, eolico, idroelettrico e bioenergie, in pratica, circa un terzo del fabbisogno di elettricità è coperto dalle rinnovabili per un consumo annuale totale di appena 9,1 TWh nel 2018. Ricordo che la produzione di energia elettrica supera il fabbisogno di circa 4 TWh che vengono esportati nella penisola, si tratta di una performance importante che, però, non è ancora sufficiente ad affrontare le sfide che abbiamo davanti nei prossimi anni.

Sfide – come quella rappresentata dal phase out dal carbone al 2025 – che hanno bisogno di essere sostenute con un insieme coordinato di interventi come quelli proposti da Governo e Mise. Dobbiamo entrare nell’ottica che la transizione energetica è un tema complesso che non può essere affrontato a suon di slogan, e dobbiamo accettare il fatto che tutti i cittadini sono chiamati, oggi, a fare la propria parte, perché i processi di transizione e cambiamento passano, soprattutto, attraverso la vita e i comportamenti di ciascuno di noi.


Le politiche energetiche rappresentano oggi la principale sfida tecnologica, sociale ed economica che abbiamo di fronte nella salvaguardia dell’ambiente;

La transizione energetica deve essere considerato il tema centrale e irrimandabile attorno al quale le nostre società pensano al proprio futuro. Oggi abbiamo le conoscenze tecnologiche e la sensibilità culturale per invertire il paradigma che mette assieme crescita economica e inquinamento, conosciamo la strada da percorrere, ma dobbiamo muoverci  in fretta.

Nel corso della 47^ giornata mondiale dell’Ambiente è stato ricordato il dato drammatico secondo il quale 7 milioni di persone in tutto il mondo muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’aria inquinata, di fronte a questi temi, la posizione del Movimento 5 stelle è molto chiara: noi diciamo sì alle fonti rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, all’efficientamento energetico. Il nostro impegno è volto a sostenere con determinazione e forza l’uscita delle fonti fossili dal sistema energetico, le nostre idee sono oggi confluite nei principali documenti programmatici del Governo, a cominciare dal Piano Integrato Energia Clima al 2030, inviato alla Commissione europea all’inizio di quest’anno.

Il PNIEC è uno strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese e dell’Unione europea per i prossimi dieci anni per quanto riguarda la  decarbonizzazione, l’efficienza energetica, il mercato interno dell’energia, il sicurezza energetica e, infine, la ricerca, l’innovazione e la competitività, l’intento è quello di ridurre entro il 2030 le emissioni nel settore della grande industria e della produzione elettrica del 56%, rispetto al 2005, a fronte di un obiettivo europeo del 43%, Tra i principali obiettivi del documento: una produzione di energia da FER nei Consumi Finali Lordi pari al 30%; una quota di energia da FER nei Consumi Finali Lordi nei trasporti del 21,6%; una riduzione dei consumi di energia primaria rispetto allo scenario PRIMES 2007 del 43% e di emissioni di gas serra per tutti i settori non ETS del 33%;

L’altro importante impegno che questo Governo intende assumere è anticipato nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019, nella quale vengono definite le linee i principali di quello che è stato definito Green New Deal; Il documento prevede l’avvio di piani di investimento pubblico sull’ambiente, favorendo, tra le altre cose, il ricorso alle fonti rinnovabili, con iniziative pluriennali orientate con un apposito fondo; Sono, inoltre, previsti due nuovi fondi di investimento, per circa 50 miliardi in 15 anni, volti a favorire la rigenerazione urbana, la riconversione energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili; In questo momento, assistiamo quindi a un ulteriore rafforzamento degli indirizzi del Governo verso un sistema sostenibile; Si tratta di un’opportunità dalla quale la Sardegna può trarre nuovo impulso rispetto allo sviluppo delle rinnovabili e di un’economia Green nell’isola; Da questo punto di vista, in questo ultimo anno, l’orientamento del Mise è stato quello di favorire nell’isola un’elettrificazione spinta dei consumi, anche in relazione alla cessazione della produzione elettrica da carbone nel 2025; L’obiettivo è sostenere lo sviluppo di una struttura energetica basata essenzialmente sulle rinnovabili, a cui si aggiungono, per la sicurezza e il bilanciamento della rete: nuove infrastrutture, come il cavo triterminale Continente-Sicilia-Sardegna; e i sistemi di accumulo o le piccole centrali a gas; Mentre gli usi termici e i trasporti – secondo l’ipotesi già formulata dal Mise – dovrebbero essere soddisfatti dalla presenza di piccoli depositi di GNL, oltre che da GPL, e dalle stesse rinnovabili, nella nostra visione del sistema energetico, il GNL può sicuramente svolgere un ruolo strategico nel rendere possibile la transizione energetica superando le criticità dovute ai costi della sostituzione delle tecnologie, ma questo ruolo il GNL lo deve svolgere, come ho detto, attraverso depositi di piccola taglia, mentre siamo contrari alla realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto del gas perché, oltre a essere inutili, rallenterebbero il processo di transizione energetica. Queste in sintesi sono le ipotesi e i programmi su cui sta lavorando il Governo;  Sull’energia, dobbiamo avere una maggiore capacità di programmazione e pianificazione, visto, soprattutto, che operiamo in un contesto soggetto a continui cambiamenti.

Oggi, uno degli elementi imprescindibili per qualsiasi strategia energetica è la presa d’atto del crollo del fabbisogno energetico e dell’assenza di qualsiasi elemento che possa fare pensare a una ripresa dei consumi ai livelli del picco massimo registrati a livello nazionale nel 2005. Secondo i dati di Terna, aggiornati a giugno 2019 – nel territorio regionale sono installati impianti di energia rinnovabile per una potenza operativa di circa 2.559 MW, tra fotovoltaico, eolico, idroelettrico e bioenergie, in pratica, circa un terzo del fabbisogno di elettricità è coperto dalle rinnovabili per un consumo annuale totale di appena 9,1 TWh nel 2018. Ricordo che la produzione di energia elettrica supera il fabbisogno di circa 4 TWh che vengono esportati nella penisola, si tratta di una performance importante che, però, non è ancora sufficiente ad affrontare le sfide che abbiamo davanti nei prossimi anni.

Sfide – come quella rappresentata dal phase out dal carbone al 2025 – che hanno bisogno di essere sostenute con un insieme coordinato di interventi come quelli proposti da Governo e Mise. Dobbiamo entrare nell’ottica che la transizione energetica è un tema complesso che non può essere affrontato a suon di slogan, e dobbiamo accettare il fatto che tutti i cittadini sono chiamati, oggi, a fare la propria parte, perché i processi di transizione e cambiamento passano, soprattutto, attraverso la vita e i comportamenti di ciascuno di noi.



Presentazione pdl Riqualificazione energetica in edilizia

  • Abbiamo la necessità di riqualificare un patrimonio immobiliare in buona parte vetusto ed energivoro per migliorare qualità e comfort delle nostre abitazioni e per dare risposte a nuove priorità come la povertà energetica e la riduzione dei consumi, oltre ad affrontare questioni di grande importanza come la sicurezza e la staticità degli edifici;
  • Oggi possiamo e dobbiamo avviare un processo virtuoso e sostenibile di rigenerazione urbana, senza consumo di suolo, che possa anche aiutare il settore delle costruzioni che, dalla metà del 2007, ha subito un forte tracollo;
  • Ricordiamoci che l’edilizia è uno dei motori principali della nostra economia: un rilancio del settore, secondo principi di sostenibilità, determinerebbe importante ricadute per l’intero sistema Paese;  

La riqualificazione energetica degli edifici è un tema importante nelle politiche sviluppate dal Movimento 5 stelle, e oggi è presente nelle strategie dell’Esecutivo;

  • Il tema è ribadito nel contratto di Governo ed è presente nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima al 2030 che attribuisce un ruolo di grande importanza alla decarbonizzazione dello stock immobiliare italiano, prevedendo misure rivolte, appunto, alla Deep renovation di edifici e interi quartieri;
  • alla riqualificazione, con misure di sostegno e un’adeguata programmazione, si rende necessario per due ordini di motivi:  
    • In primo luogo, perché il nostro patrimonio immobiliare, come vedremo a breve nel dettaglio, in buona parte è di vecchia concezione. Quindi c’è la necessità di mettere mano allo stock immobiliare sia per questioni di efficienza energetica sia per questioni di sicurezza e staticità;
    • In secondo luogo, un approccio di sistema, con misure di sostegno, è necessario per la particolare struttura della proprietà immobiliare, eccessivamente frammentata, che rende, come vedremo, particolarmente complessi gli interventi sull’intero corpo dell’edificio;

“My car/no cost” – Pratica commerciale da regolamentare con urgenza

COMUNICATO STAMPA

“My car/no cost”, Vallascas (M5s): «Pratica commerciale da regolamentare con urgenza per tutelare consumatore e codice della strada»

Cagliari, 11 giugno 2019 – «Urgente regolamentare pratiche e offerte commerciali relative alla vendita di auto a costo zero in cambio dell’esposizione di pubblicità sulla carrozzeria. Il sistema di vendita “My car/no cost”, apparentemente vantaggioso, sembra però nascondere molte insidie per l’acquirente tanto da destare l’interesse dell’Antitrust che ha aperto un fascicolo su una società del settore per presunte violazioni del Codice del Consumo».

È quanto afferma Andrea Vallascas, capogruppo M5s in X Commissione attività produttive della Camera dei deputati, che, assieme al capogruppo della Commissione bilancio, Leonardo Donno, ha presentato un’interrogazione al Ministro dello sviluppo economico in merito alla pratica commerciale “My car/no cost”, l’acquisto di auto con uno sconto cospicuo per coloro che acconsentono a esporre pubblicità sulla carrozzeria.

«Apparentemente – spiega Vallascas – l’offerta sembra vantaggiosa perché, a fronte di un investimento iniziale, le rate dell’auto verrebbero pagate dai proventi della pubblicità direttamente dalle società che propongono l’offerta. Nella realtà, sembrerebbe che le cose vadano diversamente».

«Innanzi tutto – prosegue – ci sono numerosi acquirenti che hanno lamentato l’interruzione del pagamento delle rate. Situazione che, nel caso di una società in particolare, ha spinto l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ad aprire un fascicolo per presunta violazione del Codice del Consumo».

«In secondo luogo – aggiunge – molti consumatori sono stati sanzionati per violazione dell’articolo 23 del Codice della strada che consente di pubblicizzare sulle auto unicamente l’attività professionale del proprietario dell’auto. Tra l’altro, per aggirare questa disposizione, sembra che nei vari contratti stipulati con società e finanziarie l’acquirente venga indicato come “consulente” o “incaricato” della società».

«Questa situazione – concludono Vallascas e Donno – richiede l’adozione di misure urgenti per regolamentare la pratica commerciale a tutela dei consumatori e per il rispetto del codice della strada»

auto - Pratica commerciale da regolamentare con urgenza
auto – Pratica commerciale da regolamentare con urgenza

Pesca tonno – riorganizzare il comparto su base regionale

COMUNICATO STAMPA

Vallascas (M5s): «Imbarcazioni sarde ancora escluse dalla pesca del tonno rosso. È urgente riorganizzare il comparto su base regionale» 

Cagliari, 31 maggio 2019 – «Imbarcazioni sarde ancora escluse dalla pesca del tonno rosso. Nonostante l’apertura nei confronti delle tonnare fisse con l’assegnazione delle quote individuali agli impianti della Sardegna, ad oggi non sono state rilasciate autorizzazioni agli operatori dell’isola per quanto riguarda gli altri sistemi di cattura. Nel frattempo, si annunciano già gravi ripercussioni per la recente sospensione delle catture accidentali a causa del superamento della quota prevista per il 2019. Tutto questo rende urgente una riorganizzazione del settore, non più su base nazionale, ma su base regionale, per garantire le stesse opportunità a operatori e marinerie interessate dalla rotta del tonno».

È quanto afferma Andrea Vallascas, capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, che ha presentato un’interrogazione al Ministro delle politiche agricole, alimentarli e forestali sugli ultimi decreti che disciplinano la pesca del tonno per il 2019 per i sistemi circuizione e palangaro.

«Se nei giorni scorsi – spiega Vallascas – il Ministero ha dimostrato una grande apertura nei confronti del settore delle tonnare fisse, assegnando le quote individuali agli impianti della Sardegna, molto resta da fare per gli altri sistemi di cattura e per le imbarcazioni sarde che continuano ad essere escluse».

«Quest’anno, ad esempio – prosegue – sono state ammesse alla pesca 52 imbarcazioni (19 per la circuizione e 33 per il palangaro), prevalentemente siciliane e campane. Sono dieci in più rispetto alla scorsa stagione. A queste si aggiunge una decina di “feluche”, sempre siciliane. Mentre nessuna imbarcazione dell’Isola è stata autorizzata».

«In pratica – aggiunge – permane quella situazione di disparità tra regioni che si era determinata con l’introduzione del contingentamento delle quote. E questo nonostante il buon esito avuto negli ultimi anni dai piani di ripopolamento del tonno, che ha spinto l’ICCAT ad aumentare costantemente il totale ammissibile di cattura».

«Nel sistema della pesca del tonno – sostiene – ci sono altri elementi di disparità, come le quote riservate alle catture accidentali. Si tratta di quote nazionali che si esauriscono nella prima fase della rotta del tonno, praticamente lungo le coste siciliane. Circostanza che si è verificata anche quest’anno obbligando il Ministero a sospendere le catture per un mese».

«Tutto questo – conclude Vallascas – rende necessario un riordino del settore, pensando a una suddivisione delle quote, non più su base nazionale, ma regionale e a un riordino che valorizzi e non escluda gli operatori e le economie locali interessate dalla rotta del tonno, con particolare attenzione alla piccola pesca artigianale».