Sardegna il Ciclone Cleopatra un anno dopo

da | 20/11/2014 | Articoli, Novità | 0 commenti

Sardegna il Ciclone Cleopatra un anno dopo

DISSESTO IDROGEOLOGICO

Posada, 19 novembre 2014

Desidero innanzi tutto porgere i miei ringraziamenti al sindaco di Posada, Roberto Tola, e al presidente dell’Ordine dei Geologi, Davide Boneddu.

Grazie per aver promosso, con l’Anci e con il coinvolgimento dei sindaci e di numerose comunità, questa occasione per riflettere su un dramma che ha profondamente lacerato le popolazioni di questi territori, in particolare modo, e ha addolorato tutta l’Italia.

(alcuni mesi fa ho visitato alcuni luoghi dell’alluvione del 18 novembre 2013. Sono stato sul ponte di Oloè, dove erano in corso i lavori di ripristino e messa in sicurezza.)

Io credo sia stato più che mai opportuno organizzare, a distanza di un anno, questo incontro operativo – e desidero sottolineare “operativo” -, cioè un incontro che deve portare prima di tutto a qualcosa di concreto. Sono convinto che sia importante ripartire dai cittadini e dai sindaci. Ripartire da coloro che hanno vissuto direttamente lo stravolgimento dei territori e delle proprie vite, che hanno subito i ritardi della macchina dei soccorsi e che oggi conoscono la beffa delle promesse mancate. E in questo senso fa onore a chi ha organizzato l’incontro, aver posto al centro l’esperienza, il racconto e le esigenze dei sindaci, come rappresentanti delle proprie comunità.

Desideravo sottolineare questo aspetto perché sono profondamente convito che oggi soprattutto gli amministratori locali siano un avamposto dello Stato. Soffrono una situazione che può sconfinare in uno stato di solitudine amministrativa, come abbiamo visto anche in questa situazione drammatica. Schiacciati, come sono, tra la necessità di dare risposte a comunità in cui crescono disagio e malessere e, nel contempo, subire le scelte di governo e regione, caratterizzate dalla progressiva e drastica riduzione di risorse. Le calamità naturali sono eventi straordinari che mettono a dura prova il ruolo, le competenze e l’operatività di tutti coloro che amministrano nei territori. È proprio in questi casi che si vive la solitudine nella gestione della crisi (soli, senza indicazioni chiare e con una molteplicità di competenze e di responsabilità da affrontare nell’immediato).

Mi rendo conto che è molto difficile operare in un contesto caratterizzato da un quadro normativo, non solo confuso, ma contraddittorio, in una fase in cui le risorse finanziarie vengono sottratte oppure vengono congelate per effetto dei vincoli del patto di stabilità. In questo contesto, risulta ancor più vergognoso il comportamento di un Governo che prende in giro e si fa beffe di popolazioni  profondamente lacerate, colpite negli affetti e nei beni.

La vergogna è che sindaci e cittadini devono anche essere presi in giro da un governo che si fa beffe di chi ha subito danni ingenti.

Per i danni provocati l’anno scorso, la Sardegna ha ricevuto poco più di 120 milioni di euro a fronte di 650 milioni di danni che hanno devasto territori e persone.

Sulle questioni legate al dissesto idrogeologico, all’abbandono o al consumo di territorio, alla necessità di intervenire sui sistemi di mitigazione e adattamento climatico, il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di possedere una visione molto determinata, coraggiosa e concreta. E tra l’altro si tratta di una posizione che si articola e si sviluppa attraverso una molteplicità di interventi tutti incentrati sulla costruzione di un nuovo modello di sviluppo. Un modello che necessariamente deve partire da una rivoluzione culturale a cominciare dal nostro rapporto con l’ambiente e con il consumo di territorio e di risorse che siamo disposti ad accettare in nome dello sviluppo.

In Italia vengono consumati 8 metri quadri di territorio al secondo. Abbiamo costruito dove non dovevamo. (La palazzina di cinque piani costruita sul torrente Chiaravagna a Genova non è un caso isolato, ma uno dei tanti, e forse anche il meno inquietante).

Abbiamo costruito male, dove non dovevamo e poi abbiamo anche sanato l’insanabile.

Un paese in cui, dal 1985 a oggi, ci sono stati tre – e ripeto tre – condoni edilizi, è un paese che non solo ha barattato l’ambiente in cambio di un obolo, ma è anche un Paese in cui non c’è più la certezza del diritto.

L’attesa e la prospettiva di un condono hanno accentuato a loro volta il fenomeno dell’abusivismo, generando un’impennata di vergognosi e inaccettabili interventi che hanno alterato il nostro territorio. Se aggiungiamo poi altri aspetti, legati alla old economy, come l’abbandono delle campagne, non più presidiate dall’uomo, e lo sconvolgimento del territorio ai fini industriali, si ha il quadro di una situazione drammatica. Pensiamo alle condizioni disastrose della nostra rete viaria secondaria che, in caso di alluvione e frane, è un ulteriore causa di morte e di ostacolo ai soccorsi.

Siamo impreparati ai fenomeni perché non abbiamo fatto prevenzione.

Negli ultimi 48 anni, si conta siano stati 4.170 i morti per frane e alluvioni. Un vero e proprio bollettino di guerra. A questo si aggiungono i costi stimati attorno ai 168 miliardi di euro che sono stati necessari alla ricostruzione e al ripristino dei luoghi e delle opere. A questo proposito cito anche un dato: prevenire genera ovviamente un risparmio considerevole. Per ogni euro speso in prevenzione, si risparmiano quattro euro e 50 di risorse per la  ricostruzione. Questo è uno dei dati emersi nel corso degli stati generali sul dissesto idrogeologico, che si è svolto mercoledì scorso a Roma, per illustrare i primi esiti del lavoro portato avanti dall’Unità di Missione. In quell’occasione è stato fatto il punto sulla situazione italiana, una sorta di censimento delle criticità, con molti casi di degrado, di omissioni e di ritardi.

Il Governo ha anche annunciato di volere mettere a disposizione delle risorse per contrastare il dissesto idrogeologico (è ancora da chiarire se c’è la disponibilità di 5, 7 o 9 miliardi di euro).  A questo proposito, però, credo sia il caso di fare un breve inciso. L’Unità di missione, nel corso del suo lavoro, ha anche raccolto i  progetti, o proposte di intervento, da parte delle Regioni, che dovrebbero conoscere le criticità dei propri territori;

Pare che la Sardegna abbia presentato solo 17 progetti A me sembra un numero modesto, diciamo anche ridicolo, rispetto ad altre regioni come il Piemonte, che ne ha presentati 600, o la Sicilia, con circa 700 progetti. Ora, io non so se gli altri hanno esagerato e non conosco la qualità dei progetti presentati. Però dobbiamo iniziare a capire che tutti noi, soprattutto chi ricopre incarichi di responsabilità e di governo, deve dare il proprio contributo. Noi come forza di minoranza ci impegniamo quotidianamente a sollecitare Governo e Parlamento per affrontare in maniera esaustiva la questione della cura del nostro ambiente.

E la regione ha il dovere di fare altrettanto, intraprendendo tutti le strade possibili per accedere a nuove linee di finanziamento.

E questo con forza e determinazione. Anche perché, degli annunci di finanziamento sul dissesto idrogeologico, non c’è da fidarsi di questo Governo. Non ci si può fidare di un Governo che, da una parte, si dice pronto a investire in prevenzione per i prossimi sette anni, ma che, dall’altra, impone all’Italia un decreto, come lo “Sblocca Italia”, che introduce uno sfruttamento violento del territorio.

Pensiamo alle attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi, pensiamo all’utilizzo del Gas naturale liquefatto o ai termovalorizzatori. Il problema centrale non è solo la scelta dello fonti energetiche su cui puntare, che noi non condividiamo, ma è il metodo. Il pericolo è che a tutti gli effetti c’è uno snellimento dei processi di controllo, in molti casi sottratti alle regioni.

Il governo dovrebbe preoccuparsi di snellire i procedimenti che oggi impediscono a un sindaco di fare manutenzione del proprio territorio, invece di velocizzare l’iter per dare il via libera alle trivelle.

Tutto questo crea una grande inquietudine sulle prospettive devastanti che il decreto può avere per il territorio, anche in virtù di questa apertura e possibile facilità nel rilascio delle autorizzazioni.

C’è bisogno di una nuova cultura, dobbiamo accettare l’idea che la compromissione dell’ambiente e del clima sono di tali dimensioni  che non possiamo mettere più al primo posto lo sviluppo economico ad ogni costo. Dobbiamo pensare che il nostro obiettivo non è più solo quello di mitigare le emissioni nocive, ma è ormai quello di adattarci ai cambiamenti climatici che sono nella realtà. Quindi dobbiamo mettere in campo una serie di iniziative per adattarci alle nuove condizioni, lavorando per fare in modo che la situazione non peggiori. C’è quindi bisogno di diffondere nuovi modelli di sviluppo e di consumo. Modelli che siano totalmente rispettosi dell’ambiente.

Sul dissesto idrogeologico, come Movimento 5 Stelle, abbiamo presentato due proposte di legge. A questo proposito, è appena il caso di sottolineare che per la  maggioranza di Governo e Parlamentare, il dissesto idrogeologico non è una priorità, visto che le proposte non sono ancora state inserite nella programmazione dei lavori. Dal nostro punto di vista le proposte rappresentano un importante contributo alla salvaguardia del territorio del Paese. Questo perché si esce dalla logica che debba essere unicamente lo Stato o l’Ente pubblico a realizzare quelle operare di salvaguardia e prevenzione.  Una proposta di legge parte dal presupposto che i primi attori, i protagonisti della prevenzione sono i cittadini, le imprese e i soggetti che operano sul territorio.

Soggetti che vengono incentivati, attraverso un sistema di defiscalizzazione, a realizzare o a rimodulare opere di loro proprietà in modo da salvaguardare il territorio. C’è un’ampia porzione del territorio italiano sul quale non viene fatta manutenzione o non vengono realizzate le opere, anche piccole, di prevenzione, per la mancanza di risorse. Noi siamo convinti che quanto un cittadino o un’impresa realizza queste opera sta lavorando per la collettività e sta creando valore. Per questo deve essere incentivato.

La seconda proposta tocca un tema all’ordine del giorno: l’impossibilità delle amministrazioni di spendere liberamente le risorse a disposizione a causa dei vincoli del patto di stabilità. Purtroppo in questi anni, abbiamo avuto Governi che invece di sostenere gli enti locali in una fase particolarmente difficile per il Paese, hanno preferito sostenere l’Europa e le sue politiche scellerate. Noi con la proposta di legge chiediamo che siano escluse le spese sostenute per la prevenzione e la riduzione del rischio idrogeologico e sismico, dal saldo finanziario rilevante ai fini del patto di stabilità interno.

Ciò che manca è una visione di sistema, organica, che si preoccupi di analizzare tutti gli aspetti che determinano le condizioni ambientali. Una visione che parta dalla consapevolezza delle cause prime del dissesto e dall’assunzione di responsabilità su dove vogliamo andare. Noi siamo convinti che ci sia bisogno di un riordino e di semplificazione dei processi autorizzatori che interessino l’ambiente. Semplificazione, però, non significa, come intende questo governo, annullare i processi di controllo. Significa dare direttive chiare a coloro che devono metterle in pratica.

Nel contempo l’obiettivo sarebbe quello di individuare con grande trasparenza i diversi soggetti dei procedimenti, per evitare che ci sia una progressiva negazione delle responsabilità. In questo caso abbiamo l’esempio e l’esperienza che i Sindaci vivono quotidianamente, costretti a muoversi in un contesto normativo che, nella migliore delle ipotesi, è fuorviante. Oppure costretti ad assumersi delle responsabilità che in molti casi non gli competono.

Io auspico che questo incontro getti le basi di un percorso di collaborazione a tutti i livelli istituzionali senza preclusioni preconcette. Noi dobbiamo un unico obiettivo: rivoluzionare il nostro rapporto con l’ambiente e con il territorio, ricordandoci che il consumo scellerato del suolo è la causa prima dei disastri che hanno sconvolto questi territori.

 

fonte: Andrea Vallascas

 

Il soprascritto discorso ” Sardegna il Ciclone Cleopatra un anno dopo ” mi sarebbe piaciuto leggerlo in occasione dell’incontro avvenuto a Posada con le comunità coinvolte dall’alluvione ma a causa di sopraggiunti imprevisti non mi è stato possibile, ho deciso in ogni caso di rendere noto il mio pensiero.

Andrea Vallascas

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