impianto di distribuzione

Riorganizzazione del mercato petrolifero e della rete di distribuzione dei carburanti

Una pdl di Andrea Vallascas (M5s): «Per ammodernare il settore, superare la fase di crisi e promuovere una maggiore liberalizzazione dei gestori»  

 
Cagliari, 14 ottobre 2020 – Riorganizzare il settore petrolifero, con particolare riguardo alla rete di distribuzione dei carburanti, mutuando modelli organizzativi e regolatori da altri settori energetici, come quello elettrico, per disciplinare la politica dei prezzi e favorire la concorrenza del mercato. Dare impulso al processo di ammodernamento e razionalizzazione della rete, mai concretamente avviato. E correggere urgentemente le numerose distorsioni del settore, mettendo inzialmente ordine e facendo chiarezza sull’intricato sistema dei contratti, molto spesso anomali, che impongono troppi e insostenibili vincoli ai gestori degli impianti: una situazione ormai insostenibile tanto che alcune associazioni di categoria parlano di “caporalato petrolifero”.

Sono alcuni degli obiettivi della proposta di legge, presentata dal deputato del Movimento 5 stelle, Andrea Vallascas, che prevede “Misure per la riorganizzazione e l’efficienza del mercato petrolifero e per il contenimento dei prezzi dei carburanti per uso di autotrazione e dei prodotti petroliferi in generale”.

«Il settore della distribuzione dei carburanti – spiega Vallascas – è sicuramente un settore centrale per l’economia nazionale. Stiamo parlando di un valore che si aggira attorno ai 45 miliardi di euro di fatturato all’anno e di oltre 80mila lavoratori, tra titolari, collaboratori e dipendenti, impiegati nei circa 22mila impianti della rete ordinaria e delle 450 aree di servizio autostradali».

«Questo sistema – prosegue – nell’arco di un decennio ha subito una forte contrazione, per non parlare di un vero e proprio tracollo, tra le conseguenze delle liberalizzazioni e mancato avvio della riorganizzazione e razionalizzazione della rete. Nel settore si registra una perdita di redditività di oltre il 50 per cento, determinata dalla diminuzione delle vendite e dalla forte riduzione dei margini operativi».

«Oggi – aggiunge Vallascas – ci troviamo di fronte un sistema anomalo nel quale i gestori sono imprenditori autonomi solo per quanto riguarda gli adempimenti, i costi di gestione e le responsabilità penali. Per il resto, sono dipendenti di fatto e finte partita iva, a cui vengono imposti vincoli di fornitura, margine fisso, prezzo e orari di lavoro, oltre a essere monitorati a distanza. Secondo una stima, buona parte degli oltre 22mila impianti sono costretti a lavorare 53 ore settimanali per meno di 500 euro mensili. Oggi, il gestore di un distributore di carburante medio percepisce meno di due euro all’ora: una situazione ormai insostenibile».

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«Tra le principali misure della proposta di legge – aggiunge – c’è l’introduzione di importanti e necessarie misure di organizzazione del settore sotto il profilo regolatorio, già operative in altri settori energetici, come quello elettrico. Di fronte alle numerose criticità, compreso il disordine nella determinazione dei prezzi, è plausibile costituire un mercato all’ingrosso dei carburanti e stabilire una netta separazione tra ambito operativo dei produttori-fornitori e ambito operativo dei gestori. È previsto, inoltre, l’affidamento ad un acquirente unico il compito di ottenere le migliori condizioni di mercato per l’approvvigionamento dei distributori al dettaglio».

«C’è molto da fare, soprattutto, sul fronte degli accordi e dei contratti tra fornitori e gestori, per fare in modo che questi ultimi siano effettivamente degli imprenditori autonomi della propria azienda e non vincolati in tutto e per tutto ai produttori, in un conteso in cui i margini di guadagno, l’abbiamo visto, sono sempre più risicati, creando situazioni economicamente insostenibili e socialmente ingiuste. Pensiamo quindi, tra le altre cose, a contratti di comodato d’uso, alla rimozione dei vincoli di fornitura in esclusiva e a una maggiore trasparenza sui prezzi effettivamente praticati».

«Infine – conclude Vallascas – vorremmo dare impulso al processo di ammodernamento e razionalizzazione della rete. Un ritardo che sta determinando la frammentazione dell’offerta e perdita di efficienza: oltre il 30 per cento degli impianti eroga appena 500mila litri all’anno, mentre sono dai sette agli ottomila gli impianti che andrebbero ulteriormente chiusi per inefficienza o per incompatibilità con le normative ambientali e amministrative e con il codice della strada»

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