Relazione di minoranza sullo stato della spesa del MiSE

Relazione di minoranza sullo stato della spesa, sull’efficacia nell’allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell’azione amministrativa per l’anno 2012 del Ministero dello Sviluppo economico Doc. CLXIV, n.10

PROPOSTA DI RELAZIONE DEL M5S.

La presente relazione è redatta al termine dell’esame della “Relazione sullo stato della spesa, sull’efficacia nell’allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell’azione amministrativa per l’anno 2012 del Ministero dello Sviluppo economico, corredata dal rapporto sull’attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell’allocazione delle relative risorse in bilancio (anno 2012)” (DOC. CLXIV).

Premesso che le priorità politiche perseguite dal MISE nel 2012, sono nella Relazione di cui all’oggetto di analisi, così definite:

Incentivare la crescita dimensionale delle imprese, la loro proiezione internazionale. gli investimenti in ricerca e innovazione, i recuperi di produttività. il rafforzamento della finanza d’impresa ed un più agevole accesso al credito. ridurre i costi dell’energia ed i costi legati all’avvio di un’ azienda. gli adempimenti burocratici necessari per la sua conduzione e persino quelli associati alla sua chiusura, così come i costi derivanti dalla scarsa concorrenza in alcuni settori strategici. eliminare, infine, i ritardi sulle reti digitali e nell’ infrastrutturazione fisica del Paese … “

Si osserva che:

in merito alla metodologia utilizzata per la valutazione del grado di raggiungimento da parte di ciascun centro di responsabilità, i relatori, nel contesto di cui al documento analizzato non sono informati:

  • degli indici di valutazione quantitativi e qualitativi misurabili utilizzati

  • dei metodi di misurazione di tali indici

  • dei parametri di valutazione degli stessi indici

  • dei frazionamenti analitici delle somme spese in ambito di ciascuna Priorità politica, Obiettivo stategico, missione e programma attuativo specifico

  • delle risorse umane impiegate a fronte dell’attuazione degli stessi

  • delle metodologie di rilevazione del grado di informatizzazione per ogni specifico contesto analizzato

  • della qualità della spesa erogata e dei relativi indici e parametri di rilevazione e confronto

il documento è redatto in forma talmente generica e non esaustiva da non contenere alcun valido elemento utile a una valutazione critica delle azioni intraprese dal punto di vista economico, amministrativo e strategico tanto da risultarne pressoché impossibile una valutazione critica e utile a verificare il raggiungimento degli obiettivi politici prefissati;

il documento definisce genericamente, confusamente e in modo parziale le categorie di azione intraprese;

osservato che la metodologia utilizzata per la valutazione del grado di raggiungimento da parte di ciascun Centro di responsabilità del MISE degli obiettivi strategici assegnati segnala, su un totale di 23 obiettivi analizzati, un grado di raggiungimento del 100 per cento in riferimento ad 11 obiettivi, tra il 99 ed il 98 per cento in riferimento a 5 obiettivi, tra il 95 ed il 90 per cento in riferimento ad ulteriori 5 obiettivi e infine dell’ 89 e deII’ 86 per cento per i restanti 2 obiettivi;

non avendo elementi minimi di verifica non possiamo che prendere atto delle parole del MISE riservandoci successive verifiche che diano comprova della attendibilità statistica delle cifre esposte e su queste siamo costretti a fornire le nostre valutazioni;

Parlare di alto grado di informatizzazione segnalato su 15 programmi su trenta inerenti le priorità politiche non ha alcun senso dal momento che il grado di informatizzazione non può essere ricondotto ad un comune indice di performance per tutti i programmi.

Definire come obiettivo la “riduzione del personale” fine a se stessa senza fare menzione della riqualificazione e riallocazione interna è quantomeno contrario a qualsiasi manuale di buona pratica aziendale; relazionare di una avvenuta riduzione del personale riconducendola unicamente al blocco del turn-over e sui contratti di collaborazione e a tempo determinato è davvero sorprendente.

Quanto alla riduzione delle spese di funzionamento in attuazione agli obiettivi di spending review vale il concetto suesposto con l’aggravante che, non essendo noto quale sia il livello di dissesto amministrativo preesistente, non si può formulare un giudizio sensato sulla validità degli obiettivi raggiunti; altrettanto dicasi per l’opera di ristrutturazione del debito del MISE e del piano di accantonamento sui capitoli di spesa disposto dal MEF;

Nulla o troppo poco si è fatto per ridurre la quota di spesa derivante da spese per liti e arbitraggi rilevata a consuntivo pari al 8,5% delle posizioni debitorie !

Delibera di riferire negativamente

Considerate le priorità politiche di cui alla premessa, per quanto possa valere un’analisi ex post, si evidenzia che:

Il metodo operativo del MISE risente di una organizzazione compartimentale poco incline alla flessibilità nell’uso e alla valorizzazione delle risorse umane.

Il riordino sia dal punto di vista organizzativo che economico- finanziario del MISE deve passare attraverso una rivisitazione organica di un sistema che preveda obiettivi convergenti verso un piano di azione razionale e mirato a obiettivi strategici coerenti con l’efficacia e l’efficienza globale dell’amministrazione; si consiglia a tal proposito una riorganizzazione funzionale per “macrostruttura a matrice forte” con metodo di pianificazione e controllo associato a un target operativo di gestione e sviluppo delle risorse umane basato sull’incentivazione forte.

In merito agli obiettivi politici, poco o nulla si è fatto sul versante della razionalizzazione e dell’efficienza del filiera decisionale amministrativa al fine di pervenire a una maggiore tempestività nella ricaduta economica dell’intervento pubblico.

Scarsissimo l’intervento nella riorganizzazione del comparto della ricerca che sconta ancora un gap culturale che non riesce a comprendere l’importanza del vantaggio competitivo determinato dall’innovazione tecnologica e delle relative proprietà dei brevetti industriali. Gli strumenti utilizzati a sostegno della ricerca, ( quasi interamente di derivazione comunitaria !) FIT, PIA innovazione e L.488/92 (del 92 !), denunciano tempi di erogazione non compatibili con i tempi dell’innovazione e vengono utilizzati in realtà ormai come ammortizzatori temporanei di costo e in misura alquanto limitata con altissimi tassi di revoca (12% FIT, 25% PIA e 34% L.488/92).

per quanto attiene il contrasto alla destrutturazione del tessuto produttivo manifatturiero, sia sul piano della difesa dell’industria nazionale nel suo complesso e quindi sul mantenimento della presenza delle relative filiere produttive l’azione del MISE è stata del tutto carente se non addirittura inesistente; prova ne è l’assenza a tutt’oggi di un coerente e coordinato piano industriale che riconfiguri la presenza dell’industria italiana in settori strategici come quelli della meccanica per autotrazione, dell’ IT, delle biotecnologie, delle nanotecnologie, del materiale rotabile ferroviario, della cantieristica navale, dell’industria agroalimentare e di trasformazione in coordinamento con la riorganizzazione dei distretti industriali, delle filiere dell’artigianato e di tutta la piccola e media impresa; nulla ancora si è fatto per rivitalizzare il comparto della piccola distribuzione commerciale come canale preferenziale delle produzioni locali anche attraverso il contrasto alla tendenza colonizzatrice delle grandi multinazionali della GDO;

Desolate il quadro riassuntivo relativo ai residui che sconta altissimi livelli di perenzione al 31/12/2013.

Assolutamente insufficiente il Piano di Azione Coesione nella riprogrammazione delle risorse del ciclo di programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali (ved. Programma 28.4 – Tabella IV pg. 71).

Per quanto attiene allo sviluppo della banda larga si sono ottenuti modestissimi risultati con la riduzione di appena l’1% del divario digitale di appena l’1%. Di questo passo ci vorranno 100 anni per pervenire ad un azzeramento del gap.

Nell’ambito delle telecomunicazioni è da chiarire l’intervento operato ai sensi del DPCM 8 Luglio 2003 con la modificazione delle modalità di controllo dei valori di esposizione ai campi elettromagnetici in senso peggiorativo per la salute dei cittadini al solo scopo di ridurre i costi sostenuti dalle imprese concessionarie nella gestione delle installazioni delle reti mobili.

Per quanto attiene all’obiettivo strategico n.2 dal titolo esplicito “Contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e al riequilibrio del mix energetico attraverso lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali del sottosuolo, delle materie prime strategiche e dello stoccaggio del gas naturale e della CO2” si rileva che nel fallimento dell’azione di promozione e stoccaggio della CO2 nel sottosuolo la mappatura provvisoria comprende aree come quelle dei siti minerari sardi che sono scientificamente inadatte per caratteristiche geomorfologiche allo stoccaggio e che i pretesi piani di intervento sono totalmente fuori da ogni logica e costituiscono un vero e proprio attentato alla salute pubblica. In questo quadro si inseriscono anche le pretese dello stato italiano nei confronti di prerogative legislative di competenza regionale di cui alla lettera m dello statuto regionale sardo esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della Regione relativi alle miniere, cave e saline”; materia su cui vertono i permessi del piano di geoprospezione petrolifera e gasiera. A tal proposito è necessaria una riflessione prima dell’emanazione dei decreti attuativi del D.Lgs 162/2011 emanati in recepimento della direttiva 2009/31/CE di cui va riesaminato il contenuto.

Nell’ambito della nuova strategia energetica nazionale è pressoché assente il capitolo riguardante la ricerca sulle nuove tecnologie di stoccaggio dell’energia da fonti rinnovabili tramite accumulatori di nuova generazione ad altissima densità energetica quali le batterie a nanotubi di carbonio.

La priorità politica III sulla riforma del sistema degli incentivi attraverso l’attivazione degli interventi per lo sviluppo e l’innovazione del PON ricerca e competitività e la semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli atti amministrativi per la concessione e l’erogazione degli incentivi alle imprese, seppur intervenendo su questioni certamente strutturali non sono accompagnati da un obiettivo ben più pressante che attiene alle carenze dell’erogazione del credito a sostegno delle iniziative dei PON e POR; carenza che contribuisce alla cronica inefficienza nel raggiungimento degli obiettivi di spesa

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