Programmi Rai: «Discriminata la minoranza linguistica sarda»

da | 1/08/2015 | Atti parlamentari, Interventi alla Camera, Novità | 0 commenti

Programmi Rai: «Discriminata la minoranza linguistica sarda»
Interrogazione del deputato Andrea Vallascas (M5S)
 
Cagliari, 17 luglio 2015 –  «Una grave discriminazione nei confronti della minoranza linguistica sarda, della sua storia e della sua grande tradizione culturale. Una vergogna che va cancellata al più presto con interventi a sostegno della diffusione della lingua sarda, analoghi a quelli avviati dallo Stato per la tutela di altre minoranze linguistiche, nell’ambito della programmazione radiotelevisiva pubblica».
E’ quanto afferma il deputato del Movimento 5 Stelle, Andrea Vallascas, che a seguito della risposta della Rai a un quesito della commissione di Vigilanza, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri in merito al differente trattamento alla programmazione Rai a tutela delle minoranze linguistiche».
«Prima con un quesito alla Rai, adesso con un interrogazione parlamentare – spiega Vallascas – stiamo chiedendo al Governo di rimuovere la grave discriminazione operata nei confronti della Sardegna, dove dal primo aprile scorso la Rai ha cancellato tutta la programmazione legata alla tutela e valorizzazione della cultura e della lingua sarda. A fronte del black out imposto alle trasmissioni in limba, il Governo eroga alla Rai ogni anno quasi dodici milioni di euro per garantire un’adeguata programmazione in lingua italiana, slovena e friulana e oltre due milioni per le trasmissioni in francese in Valle d’Aosta».
«Questa situazione – prosegue – è determinata da una normativa di riferimento che di fatto esclude Sardo e Friulano dalle lingue che impegnano la Rai a garantire un’adeguata programmazione. Ma mentre il Friulano è stata salvata con un apposito passaggio del contratto di servizio 2010-2012 con la Rai, ancora in vigore, il Sardo è rimasto escluso».
«Si tratta di una profonda disparità di trattamento tra minoranze linguistiche – conclude Vallascas –, che segna una vera e propria discriminazione nei confronti di una regione come la Sardegna in cui la lingua è legata indissolubilmente alla cultura, alle tradizioni, ai processi di aggregazione sociale, nonché alla salvaguardia della memoria delle comunità locali».
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