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Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 22 maggio 2013.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 22 maggio 2013.

Signor Presidente, Signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, signori deputati, ogni giorno si racconta agli italiani, come una snervante cantilena, che la crisi che affligge il nostro Paese dipende in larga parte dai costi dell’energia e dall’atavica inefficienza strutturale legata a essa. Spero che il Governo, con la maggioranza che lo sostiene, si voglia dotare di una vera strategia energetica nazionale e che questa non abbia un orizzonte limitato al solo breve termine.
I recenti dati forniti dalla EPIA – European Photovoltaic Industry Association – illustrano come il fotovoltaico, all’interno del mercato elettrico dell’Unione europea, per il secondo anno consecutivo sia la prima fonte, in termini di nuova potenza elettrica installata nel 2012. Non solo, ma ci dicono, inoltre, che le centrali a gas, dopo aver raggiunto il loro picco di installazione nel 2010, hanno dovuto registrare un netto calo riguardo alla nuova potenza installata negli anni successivi. Un dato che deve essere ulteriormente ridimensionato, considerando le rilevanti dismissioni registrate nel 2012.
Considerando che, nel periodo che va dal 2000 al 2012, sono stati implementati 166 gigawatt di nuova potenza, tra eolico e fotovoltaico, contro i 121 gigawatt delle nuove centrali a gas e considerando i saldi negativi delle centrali a carbone, olio combustibile e nucleare, possiamo affermare che se questa non è storica rivoluzione, stiamo quantomeno assistendo a una vera e propria transizione energetica in atto in Europa.
È, secondo noi, doveroso che il nostro Paese si doti di nuove politiche, che non siano le solite e stantie argomentazioni che portano alla politica delle trivellazioni alla ricerca del gas di scisti, in quanto, nonostante il grande sviluppo delle energie rinnovabili elettriche, nel breve e medio periodo l’intera Europa, e quindi a maggior ragione l’Italia, rimarrà importatrice netta di energia primaria; a questo va aggiunto che la spesa media per il gas e l’energia elettrica sta costantemente aumentando. Questo aumento è in parte determinato dall’incremento della domanda mondiale di risorse fossili, in parte dall’obsolescenza delle reti infrastrutturali e in parte dagli incentivi per l’energia verde. Per ovviare a queste distorsioni, secondo il report della Commissione europea sull’energia, la strategia che l’Europa dovrà sostenere per l’energia sostenibile competitiva e sicura dipende essenzialmente dall’adozione di un deciso approccio fondato sull’efficienza energetica, la creazione di mercati competitivi basati su infrastrutture intelligenti, la diversificazione dei combustibili e delle rotte di approvvigionamento, lo sfruttamento di fonti energetiche convenzionali, non convenzionali e l’innovazione.
Siamo in parte d’accordo con questa visione, a patto che vada verso una democratizzazione della produzione e della distribuzione, ovvero una parcellizzazione di piccoli e medi impianti i cui proprietari siano le comunità locali e non le grandi multi utility internazionali. Ma tutto questo a nulla servirebbe senza un piano articolato di risparmio ed efficienza energetica. Il risparmio e l’efficienza energetica riducono la domanda di energia, le importazioni estere e soprattutto lo spreco e l’inquinamento. Offrono, inoltre, una soluzione a medio e lungo termine al problema della stagionale carenza di combustibili fossili e dei prezzi crescenti dell’energia. Nonostante il ruolo fondamentale che il risparmio e l’efficienza energetica svolgono in termini di riduzione della domanda e di dipendenza dall’estero, signor Presidente e signori membri del Governo, l’Italia purtroppo è lontana da una strategia che vada oltre le detrazioni per le ristrutturazioni degli edifici, detrazioni che non sappiamo neanche se verranno confermate per gli anni a venire.
Occorrono inoltre investimenti per l’implementazione delle reti intelligenti europee per la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica. Queste reti devono rientrare nell’ottica di una strategia comune europea ed essere nazionalizzate, per non lasciarle in balia del controllo di privati che puntano più sul business che sulle reali esigenze dei cittadini. L’Italia deve investire tramite fondi pubblici e/o privati in ricerca di base e applicata, nei sistemi di accumulo, sia di tipo elettrochimico sia di tipo a energia potenziale, tipico dei bacini idrici. Grazie infatti ai sistemi di stoccaggio sempre più efficienti, sarà possibile immagazzinare energia prodotta quando è più conveniente o quando viene in abbondanza da fonti rinnovabili, per usarla quando serve. E qui mi fermo. Questa è la nostra visione, queste le nostre proposte. Ora sta a voi, onorevoli membri del Governo, dimostrare di aver la lungimiranza, l’immaginazione e il coraggio necessari per pensare non ai vostri elettori di oggi, ma alle generazioni che verranno dopo di noi.

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