Le riforme della massoneria e il pericolo di un “ventennio” del partito unico

da | 14/04/2014 | Articoli, Novità | 0 commenti

Chi vince prende tutto, questa è la riforma dell’asse Verdini-Renzi-Berlusconi. Grazie alla riforma della massoneria dopo il ventennio berlusconiano rischia di aprirsi quello renziano.
L’Italicum, il DDL del Rio, la riforma per il superamento del bicameralismo perfetto (art 72 della Costituzione), sono i primi aborti del nuovo Governo: un misto tra desiderio di autoritarismo e farsa.
Autoritarismo perché un Senato non elettivo, non significa progresso, risparmio, efficienza, ma mera eliminazione del passaggio elettorale. Farsa perché al di là dei titoli dei giornali di partito e dei tweet, le riforme per il Paese non esistono. Il popolo sovrano non elegge i senatori, rimane a guardare, mentre il Senato si popola di 21 nominati da un Presidente non eletto, di sindaci e consiglieri regionali e presidenti uguali nel numero per ciascuna regione, in barba alle specificità.

Chi vince? Vince il partito dei sindaci, in maggioranza del PD, è un caso?. Senato non elettivo e Camera dei Deputati? Bene qui ci pensa l’arma dell’Italicum che attribuisce il 55% dei seggi a chi raggiunge la soglia del 37%, cucita su misura sul PD renziano e sulla sua armata dei cespugli democristiani, non più adatto al defunto PDL, perito con l’ ingloriosa fine dell’anziano ai servizi sociali.

Cosa è questa se non una nuova dittatura morbida e silenziosa del partito unico PD/PDL? Di questo non siamo gli unici sostenitori, basti leggere il documento sottoscritto da Giustizia e Libertà, firmato da giuristi del calibro di Rodotà e Zagrebesky. I professoroni come li chiama la Boschi.
Attenzione noi non diciamo no alle riforme, ma ci allarma, in questo senso, la prospettiva di un monocameralismo, che di fatto elimina la possibilità di quel doppio controllo che tante volte corregge le storture. Con il pretesto di una finta semplificazione e del taglio ai costi della politica si persegue, invece, il progetto di un accentramento dell’ordine amministrativo.

Non è un assemblea costituente, eletta con criteri proporzionali a decidere come fu nel 1948, ma un manipolo di nominati. Noi siamo convinti che per ridurre i costi della politica per renderla più efficiente, sempre sia questo l’obiettivo, è necessario ridurre più in generale il numero di componenti di entrambe le camere, le relative indennità, modificare i regolamenti per renderli più funzionali, non privare i cittadini del diritto di eleggere i suoi rappresentanti.
Nel disegno di Renzi la Camera delle autonomie avrà, come materia di competenza il territorio e i contenziosi Stato-Regioni, aumentiamo perciò i passaggi, questa è la riforma per la complicazione!, infatti per questo ci sono già le Regioni e la Corte costituzionale.

I cambiamenti decantati a caratteri cubitali dai Twitter del ragazzo della “Ruota della fortuna”, sono l’ennesima presa per i fondelli a danno degli italiani, esaustivo in questo senso è il caso dalla finta dell’abolizione delle Province. Renzi dice tremila indennità in meno da pagare, <<noi facciamo i fatti>>, ci rimprovera, <<voi non volete le riforme.>>. Non è vero, è una farsa, noi non vogliamo le tue finte riforme.  Intanto per le Province, le spese non diminuiranno anzi. Questo lo sostiene la corte dei conti, che afferma che i risparmi effettivamente quantificabili sono di entità contenuta mentre è difficile ritenere che una riorganizzazione di così complessa portata sia improduttiva di costi. Anche essa può essere tacciata di ani-riformismo?. Il costo per il funzionamento delle 107 amministrazioni, l’unico su cui si potrà tagliare, è di 78 milioni di euro. Cifre molto lontane dal miliardo prospettato dal governo. Spariscono i politici a pagamento, rimane in piedi carrozzone, al quale si uniscono le 10 città metropolitane. Rendiamo inoltre noto che la Corte costituzionale sostiene che le province, essendo previste dalla Costituzione, possono essere abolite solo tramite riforma costituzionale.

Ricordiamo ancora che il DDL del Rio, inoltre contemplato un incremento del numero dei consiglieri comunali e degli assessori comunali per i Comuni fino a 3mila e fino a 10mila abitanti, numeri da capogiro 26.000 poltrone in più!.

Mentre il popolo viene scippato della sua rappresentanza, il trimestre è in rosso, crollano i consumi alimentari -10,2% (Indice Cashess di Corriere Economia), a febbraio gli acquisti scendono di due punti percentuali, la disoccupazione continua a salire. L’ISTAT ha comunicato che il tasso di disoccupazione è già al 13%, un nuovo massimo storico.. Siamo più poveri, il tentativo è quello di toglierci anche il diritto di scegliere da chi venire rappresentati. Ma a frenare il cesarismo di Renzi ci siamo noi, qui a vigilare, ad opporci, a bloccare il tentativo di un nuovo “ventennio”, e lo faremo soprattutto grazie al sostegno che sarete chiamati ad esprimere nei prossimi mesi. Le europee sono vicine come ormai siamo abituati a pensare e dire “vinciamo noi”, cioè voi, con noi vince la vera democrazia, “governo del popolo” come ci insegna l’etimologia del termine, oggi più importante che mai.

fonte: www.andreavallascas.it

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