Interrogazione Tonno Rosso – Carloforte

Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali

Per sapere – premesso che:

l’attuale quadro normativo sulla regolamentazione della pesca del tonno rosso è definito dal decreto 11 marzo 2013 sulla ripartizione delle quote complessive di cattura del tonno rosso per la campagna di pesca 2013 (Gazzetta Ufficiale n. 97 del 26 aprile 2013);

durante l’attuale campagna di pesca presso le uniche tonnare fisse autorizzate sono site nella Sardegna meridionale e precisamente quelle facenti capo alle società «Carloforte Tonnare P.I.A.M s.r.l.», «Tonnara su Pranu Portoscuso s.r.l.» e «Tonnare Sulcitane s.r.l. e che queste a fronte di un pescato di circa 200 tonnellate, abbiano incredibilmente ricadute quasi impercettibili in termini occupazionali sul territorio di riferimento al punto che ci si chiede dove venga lavorato il pescato;

alla pratica della tonnara fissa sono state assegnate quote nazionali di pescato inferiori al 5 per cento del pescabile indicate dal succitato decreto;

la pratica della tonnara fissa è l’unica a garantire una sostenibilità nella sopravvivenza della specie tonno rosso e questa viene invece penalizzata a favore di pratiche devastanti come la cattura con il sistema a circuizione e che tale sistema favorisce l’azione di rapina degli esemplari;

attraverso la pratica della cattura i tonni vengono trasportati con apposite gabbie sommerse direttamente all’ingrasso in siti di allevamento come quello di Malta, laddove il tonno viene poi lavorato e venduto prevalentemente in Giappone in quasi totale assenza di imposizione fiscale e senza la benché ricaduta in termini occupazionali sull’industria italiana di trasformazione;

tutti i rapporti internazionali al riguardo riconoscono alla pratica dell’allevamento del tonno elevatissimi rischi di inquinamento ambientale e la responsabilità della pesca indiscriminata volta al soddisfacimento della saturazione degli impianti di allevamento i quali, secondo un ben noto rapporto di Greenpeace hanno una capacità produttiva solo in Italia intorno alle 11.000 tonnellate, a fronte di una quota complessiva autorizzata per il 2013 pari a 1950,42 tonnellate;

esistono evidenti difficoltà nel garantire i controlli a bordo e durante gli sbarchi sulle quantità e sulle dimensioni effettive del pescato e del catturato che ancor più può essere velocemente liberato in condizioni di rischio di flagranza;

la progressiva diminuzione della presenza della specie nel mediterraneo non lascia molte speranze sulla sua conservazione e ciò può comportare a breve la chiusura di tutte le attività connesse al suo sfruttamento –:

quali iniziative intenda porre in essere per conformare la normativa all’esigenza di salvaguardia della specie, al fine di consentire un serio futuro alle attività economiche ad essa correlate e salvaguardare gli interessi dello Stato italiano con riferimento alla sistematica elusione del gettito fiscale perpetrata a fronte della pratica del trasporto del pescato dai nostri mari verso quei mascherati paradisi fiscali, come ad esempio i territori maltesi, magari attraverso l’istituzione, come da più parti richiesta della presenza di autorità di controllo site direttamente a bordo dei natanti in azione di pesca. (4-02946)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.