Discorso “Destinazione Italia”

da | 7/02/2014 | Articoli, Atti parlamentari, Interventi alla Camera, Novità | 0 commenti

Colleghe e colleghi,
mentre il nostro Lawrence d’Arabia, Enrico Letta, vittorioso esalta dagli Emirati Arabi il suo grandioso successo politico, attenzione colleghi la bellezza di 500 milioni di euro di investimenti arabi, permettetemi di sorridere, che arriveranno presto in Italia, noi qui siamo all’analisi del Decreto legge 145/2013, un altro passo, per uscire dalla crisi!!, battezzato “Destinazione Italia”, quasi a volere attribuire a questo decreto il compito di fornire una rotta, una destinazione, a una nave, l’Italia, priva di capitano e con solo un equipaggio di fortuna.
Il 2014 l’anno della svolta della ripresa targata Letta, annunciata, sui giornali a più riprese, da ormai due anni!, il numero uno di via dell’Astronomia, spiega che le proiezioni del Centro studi di Confindustria (organo di certo non vicino al M5S) indicano per il Pil un “-2,4% nel 2012, -1,8% nel 2013 e uno sconfortante +0,6-0,7% previsto per quest’anno. Cresciamo quattro volte meno della Germania, ma anche meno della vicina Francia, a fronte di questo stallo pericoloso, le risposte del Governo Letta, sono drammaticamente ripetitive e prive di coraggio.
Questo decreto che norma dalla questione energetica alla banda larga, dall’accise sulla birra alla Rc Auto, si presenta da se, possiamo bene intendere la forte disomogeneità, la mancanza ancora di risposte adeguate e di una visione di lungo periodo indispensabile per uscire dalla crisi. Le previsioni del Governo sulla crescita sono a dir poco fantasiose, il Fondo monetario internazionale, stesso che ha appena rivisto al ribasso la stima per il 2014 (a +0,6%) e leggermente al rialzo quella per il prossimo anno, a +1,1 per cento (Fonte Il Fatto).
Il nuovo progetto ideato dal Governo di Enrico Letta per richiamare gli investitori stranieri nella Penisola, porta briciole e a come risultato quello dell’esodo di numerose aziende, che preferiscono investire all’estero. Mentre invece si assiste alla fuga opportunistica, targata Marchionne, di Fiat verso gli Stati Uniti ( assistita per anni da azioni di salvataggio statale pagate da tutti gli italiani), ma anche di numerose realtà produttive strangolate dalla pressione fiscale e da un cuneo a cui non si è posto ancora rimedio, nonostante dichiarazioni di intenti vacue e illusorire.
Questo Decreto e questo Governo non attraggono investimenti stranieri, piuttosto producono l’effetto opposto e cioè fuga di investimenti e di imprese verso paesi più favorevoli in virtù di una politica economica più efficiente e razionale.
Ribadiamo ancora una volta l’abuso della Decretazione D’urgenza, nell’affannoso tentativo di dimostrare che “qualcosa si muove” nello stagno della politica economica lettiana e illudendo gli italiani che i loro problemi saranno presto risolti.

Mentre l’Europa ci taglia i viveri con il vostro beneplacito, Napolitino si sveglia un pò in ritardo per chiedere la fine dell’austerità, la BCE ci impone una moneta totalmente sganciata dai reali parametri macroeconomici del paese; mentre il pareggio di bilancio e il fiscal compact ci impediscono e ci impediranno di ridurre la pressione fiscale di cui necessita il nostro tessuto produttivo. Voi, non contenti di aver regalato altri miliardi al un sistema del credito ormai alla canna del gas, per effetto della sua trasformazione in sistema di speculazione finanziaria, quali soluzioni proponete? Varate un’ illeggibile e incredibile zibaldone dentro il quale a stento si riescono a distinguere gli argomenti della più disparata natura.

Per discutere di questa ennesima vergogna imposta all’esame di quest’aula ormai assurta al ruolo di relatore e priva di alcun ruolo istituzionale, è necessario scindere credo la disamina in due parti distinte. Da un lato evidenziando la scelleratezza e l’incompetenza finanche nei contenuti formali e nel rispetto della legislazione in materia di coerenza e coordinamento normativo, di formazione delle leggi e dei regolamenti.
Vediamo perché: inutile ribadire che la quasi totalità delle materie trattate dal provvedimento non necessitano minimamente di un iter urgente e quindi ancora una volta lo strumento della decretazione viene utilizzato in violazione spudorata del dettato costituzionale di cui all’articolo 77. Il ricorso sistematico ad essa come metodo di espropriazione delle prerogative del parlamento e in particolare delle opposizioni, si configura dunque non come semplice incidente procedimentale ma come un vero e proprio atto eversivo, avallato da buona parte dei vertici istituzionali con l’apposizione della loro firma alla promulgazione dei provvedimenti.

Sotto il profilo della specificità e omogeneità del contenuto è un vero disastro. Il decreto-legge si presenta come un ginepraio pasticciato e disomogeneo, in quanto i suoi articoli e commi riguardano un ampio spettro di settori normativi che il preambolo qualifica, al fine di ricondurle ad una ratio unitaria, come fattori essenziali di progresso e opportunità di arricchimento economico, culturale e civile e, nel contempo, di rilancio della competitività delle imprese” .

Nello specifico vengono trattati interventi in campo energetico, a favore delle imprese; la bonifica dei siti di interesse nazionale; a incrementare l’efficienza del sistema giudiziario; ad ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili per il piano di interventi previsti per la manifestazione EXPO 2015; interventi atti a valorizzare specifiche aree dell’Obiettivo convergenza; in materia di opere pubbliche, che hanno sia portata generale che settoriale; contrasto al lavoro sommerso e irregolare; favorire la risoluzione di crisi aziendali e difendere l’occupazione; favorire la diffusione della lettura; di razionalizzazione dell’istituto del “ruling di standard internazionale”; conteneva anche misure volte a contenere i costi dell’assicurazione per la responsabilità civile contenute nell’articolo 8 che fortunatamente vi abbiamo obbligato a stralciare e infine siete pure riusciti, superando ogni immaginazione, a inserire materie disomogenee all’interno dello stesso articolo con le misure per favorire la digitalizzazione e la connettività delle piccole e medie imprese, ed in materia di frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre, comunicazioni ed editoria.
Questo bel documento è stato preparato in violazione degli articoli 16-bis e 96- bis del regolamento di questa assemblea, come detto, sia sotto il profilo di specificità e omogeneità del contenuto, che sotto il profilo dell’efficacia del testo e della semplificazione e riordino della legislazione vigente, che sotto il profilo della chiarezza e della proprietà della formulazione. Vari sono pertanto gli appunti che si possono fare al testo; rilievi che si possono nel dettaglio riscontrare nel parere denso di perplessità espresso e opportunamente documentato dal comitato per la legislazione.
Nel merito non si capisce dunque cosa abbiano a che fare le misure per la riduzione delle bollette elettriche con provvedimenti che contestualmente le fanno lievitare come gli incentivi alla costruzione della centrale a carbone nel Sulcis, con tutto il suo ulteriore carico di inquinamento ambientale, e proseguendo non abbiamo compreso il nesso logico tra gli appalti pubblici e gli incentivi alla lettura di libri e le misure per il ruling di standard internazionale. Ci siamo sforzati ma in tutta onestà non ci siamo riusciti.
Come gruppo noi del M5S abbiamo cercato di intervenire su varie questioni proposte dal disegno di legge e in qualche caso ci siamo anche riusciti come nel caso delle norme inerenti la certificazione degli edifici o per l’introduzione della possibilità di accesso al credito di imposta per le attività industriali di innovazione di prodotto o di processo che si concretizzino nella creazione di nuovi brevetti.
Vorrei tuttavia tornare sulle questione di merito e delle quali mi sono occupato per competenza commissariale nonché di provenienza territoriale e nella fattispecie in ambito energetico, per quanto riguarda l’incredibile vicenda della centrale a carbone nel Sulcis.
Ne parlo non solo perché la materia è trattata in seno al provvedimento ma perché ritengo che sia doveroso informare attraverso questa assemblea, i cittadini coinvolti affinché tutto ciò possa essere messo agli atti opportunamente rintracciabili.
Il testo in esame all’articolo 1, commi 12, 13 e 14 prevede che la Regione Autonoma della Sardegna, entro il 30 giugno 2016, abbia la facoltà di bandire una gara per realizzare una centrale termoelettrica a carbone, dotata di apposita sezione di impianto per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica prodotta, da realizzare sul territorio del Sulcis Iglesiente, in prossimità del giacimento carbonifero.

Cominciamo dal presupposto materiale che ha portato alla ideazione del provvedimento che consta nel protocollo di intesa che in data 2 agosto 2013 è stato sottoscritto tra il Ministero dello sviluppo economico e la Regione Sardegna per lo sviluppo di un polo tecnologico per la ricerca sul carbone pulito e la realizzazione di una centrale elettrica clean coal technology dotata di una sezione per la cattura e lo stoccaggio della anidride carbonica prodotta, al fine di promuovere le tecnologie per il carbone pulito in considerazione dell’intrinseca debolezza del sistema elettrico Sardo.
Una prima considerazione l’unico carbone pulito è quello che rimane nelle miniere, andando poi ad analizzare il provvedimento in senso puramente tecnico e non politico (!) risulta falsa l’affermazione presente nella relazione illustrative “intrinseca debolezza del sistema elettrico sardo” in quanto non è supportata né da ulteriori chiarimenti né da dati oggettivi. Secondo quanto si deduce da documenti pubblici del Gestore della Rete Terna e dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas in Sardegna fin dai primi anni 2000 vi è un eccesso di capacità produttiva rispetto ai fabbisogni. A partire dal 2009 inoltre si è assistito ad un calo dei consumi sia a causa della crisi generale, ma soprattutto per la chiusura di alcuni siti industriali “energivori”che, in particolare dal 2012, hanno comportato un forte squilibrio fra produzione e fabbisogno, tanto che i sistemi di interconnessione con la penisola italiana e con la Corsica (SA.PE.I. e SA.CO.I. 2 e SAR.CO) per la gran parte del tempo esportano energia. Questo andamento è confermato anche nel breve-medio termine, in considerazione del previsto ulteriore incremento della produzione da fonti rinnovabili e della prevista sostituzione di alcune centrali in decommissioning con impianti di pari taglia o superiore: non si ravvisano pertanto le ragioni per cui sia necessaria nel sistema elettrico sardo una nuova centrale termoelettrica.
Al vincitore della gara sarà assicurato per venti anni – a partire dal primo anno di esercizio della centrale – un incentivo pari a 30 €/MWh, rivalutato sulla base dell’inflazione calcolata sull’indice Istat, fino ad un massimo di 2100 GWh/anno a patto che sia tecnicamente possibile lo stoccaggio della CO2.
Per assicurare l’incentivo, nel DDL è previsto che l’energia prodotta dalla centrale venga acquistata dal GSE, garantendo la priorità di dispacciamento per l’energia prodotta, senza che la stessa venga sottoposta alle dinamiche del mercato elettrico. Questo, in un contesto quale il sistema produttivo sardo, caratterizzato da consumi ben inferiori alla potenzialità produttiva e da una capacità di esportazione comunque limitata, crea evidenti distorsioni nel mercato, a potenziale discapito sia delle fonti rinnovabili che di quelle con un rendimento di conversione migliore (ed un conseguente minore impatto ambientale) e genera ulteriori costi di gestione della rete.
Non solo ma il carbone che verrà utilizzato per la futura centrale elettrica proverrà da altri siti europei o extra europei ovvero non si avrà una ricaduta economica e occupazionale sulla già dissestata area del Sulcis.
Qual è il reale scopo della realizzare di questo impianto se è evidente sia privo di benefici economici ? Quali sono gli interessi che promuove? Forse la risposta sta solo in un’occasione “elezioni regionali” per chi non lo sapesse .
Il decreto, da un lato prevede che la centrale sia dotata di una sezione di impianto per la raccolta e lo stoccaggio della CO2, ma nel contempo non ne esclude il funzionamento in assenza di tale sezione non curandosi minimamente delle sue conseguenze ambientali. Riguardo a questa tecnologia, si mette in evidenza che, a distanza di diversi anni dalle prime realizzazioni su impianti pilota, ad oggi non risulta implementata su larga scala, sia per gli elevati costi che per problematiche di natura tecnica e da ricerche in ambito universitario risulta che tale pratica sia tecnicamente impraticabile a causa della conformazione e della natura geologica del sottosuolo.
Sottolineo inoltre come il suddetto incentivo non dovrà comunque superare le proporzioni stabilite dalle norme europee sugli aiuti di Stato, il vincitore della gara dovrà sottoporsi ad un audit esterno, su base annuale, che assicuri che non ci siano sovra compensazione rispetto ai costi effettivamente sostenuti e costituisca la base per il necessario aggiustamento ex post dell’incentivo erogato. Gli oneri sono previsti a carico del sistema elettrico tramite prelievo in tariffa ma nella memoria relativa all’audizione presso la 6a e la 10a Commissione della Camera dei Deputati del 13 gennaio 2014, l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, evidenziando le medesime contraddizioni del DDL, si arriva alla conclusione “che gli oneri connessi con questa previsione non debbano essere coperti attraverso le tariffe elettriche, in quanto non rispondono ad interessi generali del settore elettrico”.
Si evidenzia infine che, oltre agli oneri legati all’acquisto dell’energia, gli effetti della priorità di dispacciamento e del ritiro da parte del GSE dell’energia prodotta dalla centrale si tradurrebbero in un incremento dei costi connessi alla gestione della rete da parte di Terna: tali costi, essendo oneri di sistema, graverebbero sulla collettività. In ogni caso gli incentivi saranno concessi non prima della approvazione da parte della Commissione relativamente alla compatibilità con le norme comunitarie sugli aiuti di Stato.
Quindi riassumendo ci troviamo di fronte a un’operazione inutile sotto il profilo della politica energetica, ininfluente sotto il profilo dello sviluppo territoriale e in termini occupazionali, dannoso dal punto di vista ambientale e sociosanitario, aggravante per quanto riguarda i costi collettivi che si scaricheranno sulle bollette elettriche.
La mia proposta presentata con un emendamento respinto in commissione, che ovviamente riproporrò qui in aula, prevede che tutte le risorse in gioco vengano invece destinate alla creazione di un centro di ricerca e produzione da fonti energetiche rinnovabili integrate da accumulatori a elevatissima capacità, il futuro del nostro paese è affidato alla ricerca, alla brevettazione, al sostegno a quelli ingegnosità tutta italiana che dobbiamo promuovere con ogni risorsa l’unica in grado di fornire all’Italia una lena” destinazione”, l’unica in grado di fornire una guida e fare ripartire la nave in avaria verso una vera ripresa, una ripresa che si traduca in occupazione e sviluppo e non in una manipolazione di dati a scopo elettorale a cui assistiamo tristemente da Monti a Letta senza alcuna discontinuità.
Per quanto detto ritengo di dover dare un giudizio negativo sull’intero provvedimento.

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