Il turismo e la Sardegna che non c’è

Una manifestazione fieristica dovrebbe andare al passo coi tempi. Se vuole sopravvivere, se vuole continuare a essere un punto di riferimento importante per utenti ed espositori e se vuole continuare a svolgere un servizio di altissimo livello, non può prescindere dall’evolversi della società. Una società sempre più intrisa di web e di scambi commerciali online. Ed è forse proprio in un contesto in cui la tecnologia è arrivata a digitalizzare le relazioni interpersonali, gli eventi fieristici, di promozione territoriale e culturale, possono essere un ponte tra un mondo virtuale sempre più dispersivo e disorientante e persone sempre più alla ricerca di significati e di una vita a dimensione d’uomo. Se la fiera tradizionale ormai fatica a tenere il passo con la velocità imposta dall’epoca 2.0, ha immense opportunità di essere, se supportata da adeguate e competenti risorse umane e in una veste del tutto rinnovata, una grande risorsa per il territorio e le sue realtà produttive. Un suk ultramoderno dove le tecnologie si sposano con il calore e la competenza degli espositori e dei tour operator. Nell’area fieristica di Cagliari si è svolta qualche giorno fa la manifestazione “Turisport”. Va detto subito che di turismo c’era ben poco. La sensazione che se ricavava era quella di una Sardegna che non c’è, almeno non tra i padiglioni di viale Diaz. Quella Sardegna che tutti noi vorremmo che venisse valorizzata e promossa nel mondo come essenza delle nostre peculiarità e bellezze. A parlare di territorio pochi stand e tutti, o quasi, occupati da enti e istituzioni. Nessuna azienda privata, nessuno a testimoniare la vivacità del turismo sardo. Se a questo poi aggiungiamo che anche la Bitas http://www.bitas.sardegna.it/ (Borsa Internazionale del Turismo Attivo in Sardegna), che si sarebbe dovuta svolgere ai primi di ottobre è stata rinviata, si percepisce un futuro poco roseo per la promozione turistica alle prese con risorse sempre più esigue. Quella appena descritta, però, è una conseguenza le cui cause, numerose, si perdono nei rivoli di una programmazione troppo limitata che, in molti casi, ha vissuto sulla rendita e sulla spendibilità della risorsa “mare”, unica e fruttuosa, prima dell’avvento delle low cost, dei last minute, di internet e dei cosiddetti “viaggiatori intelligenti”. Una mancanza di lungimiranza che oggi scontiamo con i ritardi infrastrutturali, come la rete viaria, che ci impediscono di valorizzare ai fini turisti l’intera Sardegna. Non solo il mare, ma le zone interne, l’ambiente, le culture e le tradizioni. Un patrimonio immenso che dovremmo imparare a promuovere mettendo da parte le fiere “tradizionali”, ormai solo autocelebrative, ma prive di interesse e inefficaci, e sfruttare appieno le potenzialità delle moderne tecnologie, sostenute e accompagnate dalla competenza e dal calore umano.

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Fonte : www.andreavallascas.it

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