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Perché siamo sempre più poveri. Il cancro della deflazione indotta dall’Euro. (La situazione spiegata facile). Parte 4/4

Perché siamo sempre più poveri. Il cancro della deflazione indotta dall’Euro. (La situazione spiegata facile). Parte 4/4

 

[precede 3] Il secondo fronte fu quello creditizio attraverso la privatizzazione del sistema bancario e la cancellazione della legge bancaria del 1936 che teneva distinte banche d’affari e banche commerciali con l’adozione del Testo Unico Bancario del 1993. La terza con l’adozione del trattato di Maastricht nel 1992 e la statuizione del passaggio dal mercato comune alla creazione di un’unione economica e monetaria che con l’adozione del titolo V sottraeva di fatto all’Italia la sua arma migliore costituita dall’intervento dello stato nell’economia reale. Cosa indusse taluni personaggi ad agire contro gli interessi dell’Italia e degli Italiani ancora oggi non è chiaro ma sono invece chiarissimi i legami di questi signori con la finanza internazionale. Il quarto fronte fu rappresentato dall’ingresso dell’Italia nella moneta unica (guarda caso ancora con Ciampi Presidente della Repubblica) con la rinuncia definitiva a una propria politica monetaria che costrinse il paese ad adottare già da allora delle ferree politiche di restringimento della spesa pubblica con l’avvio delle riforme del welfare e i tagli a pensioni, sanità e investimenti infrastrutturali. Il quinto e ultimo fronte è storia dei nostri giorni con l’adozione di trattati suicidi come il MES, il two pack, il six pack, il pareggio di bilancio in costituzione, il patto di stabilità e il famigerato fiscal compact. Senza dilungarmi troppo, questi trattati obbligano l’Italia a sostenere la spesa pubblica e la sua costante riduzione attraverso il gravame di tassi di interesse per il servizio sul debito altissimi decisi dalla finanza internazionale solo attraverso lo strumento della tassazione feroce di cittadini e imprese. Cosa ancora una volta abbia indotto taluni politici Italiani tutt’ora alla guida del paese ad agire contro gli interessi dell’Italia e degli Italiani non è ben chiaro. In sostanza la domanda è lecita: cosa hanno guadagnato dalla distruzione del sistema economico Italiano e dalla dilagante disoccupazione nel paese? Perché non hanno agito affinché venissero tutelati i nostri interessi ? Chi pagherà per i danni fatti ? Ma torniamo ai giorni nostri e al problema contingente. La deflazione. Persa qualsiasi possibilità di operare attraverso la politica industriale (divieto di aiuti di stato), fiscale (pareggio di bilancio e fiscal compact) , monetaria (svalutazione competitiva e tassi di finanziamento della spesa pubblica), l’unica arma possibile per mantenere un minimo di competitività della nostra industria è la compressione dei fattori della produzione e considerato che l’unico costo manovrabile (endogeno) è quello del costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP), l’unica via resta la deflazione salariale cioè la diminuzione delle retribuzioni reali. La diminuzione del costo del lavoro tuttavia non può avvenire attraverso vere e proprie detassazioni del cuneo fiscale in quanto come abbiamo già detto la politica fiscale non è più di competenza dello stato Italiano a meno che il governo non decida di trasferire questa tassazione su altre poste fiscali che comunque ricadrebbero sugli stessi soggetti beneficiati dal taglio del cuneo fiscale, le imprese. Questo per effetto di un fenomeno che i nostri politici abbastanza digiuni di fondamentali economici ignorano e cioè la non neutralità della tassazione sui mercati. Questo significa che indipendentemente da dove si vadano a prendere i soldi, la tassazione avrà effetti distorsivi (depressivi) della domanda con conseguente aggravamento della posizione delle imprese. Ne consegue ancora una volta che le imprese non potendo vendere i loro prodotti sul mercato interno, sia per effetto del detrimento dei redditi reali che per l’aumentata tassazione dei cittadini, dovranno lavorare esclusivamente per l’estero. Gli Italiani in sostanza dovranno (già oggi lo fanno) lavorare il doppio solo per sopravvivere con pochi miserabili soldi e sperare di non perdere mai il posto di lavoro perché è molto difficile ritrovarlo. La diminuzione del costo del lavoro potrà avvenire di fatto solo abbassando le retribuzioni reali. Sta già accadendo. Tornate alla figura 1 e controllate il livello attuale della quota salari in Italia. Attualmente siamo al 40% circa contro il 50% di quarant’anni fa. Quel 10% di redistribuzione del valore aggiunto è andato a beneficio delle imprese per compensare l’aumentata pressione fiscale. Le stesse imprese che oggi per sopravvivere con l’Euro e il cappio al collo dell’Unione Europea beneficeranno integralmente di un taglio del cuneo fiscale pari a un altro 10 % che andrà ancora una volta cercato nelle tasche dei cittadini meno facoltosi. Ora tutti si chiederanno, ma se il problema è la competitività perché non siamo competitivi ? Per decine di motivi che non sono sanabili nemmeno nel lungo periodo ma solo in tempi generazionali ma che sono sempre esistiti anche in forma più pesante nei periodi in cui l’economia Italiana andava come un treno e che quindi non possono essere considerati come la causa delle attuali difficoltà. Elenchiamone qualcuno. L’Italia è un paese complicato dal punto di vista geografico e demografico per funzionare ha bisogno di investimenti molto rilevanti nei trasporti, nelle telecomunicazioni, nella distribuzione e nella produzione di energia e delle acque. L’Italia è un paese che non ha materie prime e fonti energetiche primarie. L’Italia è un paese che dunque necessita di grandi investimenti pubblici per crescere migliorare la propria competitività e questa possibilità nel contesto attuale ci è negata. L’Italia ha un sistema giudiziario inefficiente per effetto delle infiltrazioni di mafiosi e faccendieri negli apparati pubblici che hanno sempre ostacolato politicamente l’ammodernamento infrastrutturale e normativo della giustizia. Ce ne sarebbero decine di altri ma questi credo che siano davvero imprescindibili e al momento irrealizzabili. Per questo motivo l’Italia nei decenni passati aveva trovato la sua via autonoma per la crescita e il mantenimento della piena occupazione; una via che alcuni politici al soldo della finanza internazionale hanno deciso di sottrarci definitivamente con quelle che loro chiamano riforme. Il Governo in carica presieduto da un personaggio non eletto dai cittadini ma nominato dalla finanza internazionale sta completando l’opera di distruzione del paese. Vediamo come. La prima mossa in agenda è quella di realizzare una legge elettorale che farà sparire le componenti politiche minoritarie mettendole definitivamente fuori dal parlamento. La successiva mossa sarà quella della riforma dell’architettura istituzionale che prevede l’eliminazione del Senato e la modifica del titolo V, tali da rendere i Governi fantoccio immuni dalle resistenze delle regioni italiane e delle autonomie locali alla demolizione dello Stato. A quel punto la svendita dei beni pubblici e dei territori locali sarà semplicissima e senza possibilità di diniego da parte dei cittadini. La morale della favola è sostanzialmente questa. I politici ktaliani non lavorano per curare il benessere degli italiani e hanno ceduto la sovranità del paese alla Germania che detta le regole del gioco all’interno dell’Unione Europea, finendo per agire per tutelare nei fatti solo gli interessi della stessa Germania. Un paradosso incredibile che si può sanare solo in modo. Mandando a casa chi oggi è al Governo del paese e attua queste politiche e sostituendolo con chi ha a cuore il futuro dei cittadini. Questi interessi attualmente possono essere tutelati solo riconsegnando nelle mani degli italiani il potere di decidere il proprio destino con la gestione autonoma delle politiche monetarie, fiscali, industriali e di bilancio. In altri termini, uscire dall’Euro e modificare sostanzialmente tutti i trattati internazionali intraeuropei firmati dal 1986 (Atto unico Europeo) ad oggi. Se questo non accadrà avrà solo un significato: che l’Italia non esiste più in quanto nazione sovrana e che i suoi cittadini non hanno alcuna intenzione di difenderne la sovranità. Ricordatevene quando e se avrete ancora voglia di andare a votare per il rinnovo di quella miserabile presa per i fondelli a danno dei cittadini costituita da un circo 4inutile e costosissimo chiamato Parlamento dell’Unione Europea

di Nicola Di Cesare

fonte : www.andreavallascas.it

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