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Mozione nomine dirigenti enti pubblici – parte 1/2

Mozione nomine dirigenti enti pubblici – parte 1/2

Qui il video dell’intervento

Colleghi e Colleghe,

Nihil sub sole novum, direbbero i nostri antenati, che di nomine se ne intendevano, pensate a Caligola che nominò il suo cavallo senatore, non ci dovrebbe  dunque stupire che il primo giro delle nomine si sia concluso con nomi alquanto discutibili, tutti o quasi. La modalità di scelta è antica, come Caligola, volle il suo cavallo in Senato, così Renzi, distribuisce incarichi e prebende tra amici e finanziatori, suoi e dei suoi alleati mettendo in piedi una scuderia molto personale.

Come avevamo annunciato e come possiamo adesso constatare, abbiamo assistito all’ennesimo assalto alla diligenza, non è stata proprio una spartizione vecchia maniera, questa volta ha più l’aspetto di un occupazione con la k, condotta da Renzi e dai suoi ascari.  Si ricorda che, il valzer delle poltrone non è ancora concluso, spenti i riflettori e distratta l’opinione pubblica dal tema, esso continua. In ballo, ricordiamo, ci sono i consigli di amministrazione di 14 società controllate dal ministero dell’Economia, più altri 35 consigli di società controllate indirettamente e anche i collegi sindacali di 10 controllate dirette e di 50 controllate indirette sono di imminente rinnovo. In tutto sono 49 Consigli di Amministrazione e sessanta collegi sindacali. A una media di 5-6 poltrone per ogni organo collegiale si arriva alle 600 poltrone totali da attribuire;

fra le società i cui organi amministrativi e di controllo sono in scadenza, alcune (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa; Arcus; Istituto Luce – Cinecittà; Italia Lavoro; Sogin; Sose e Studiare Sviluppo) appaiono a noi del M5S perfettamente inutili e improduttive; le loro funzioni, in un processo di logica razionalizzazione delle competenze, ottimizzazione dei processi decisionali e contenimento delle spese, potrebbero essere attribuite a esistenti strutture ministeriali.

Torniamo a noi, Renzi il nuovo che avanza, sembra uno slogan di una delle sue slide.. poteva metterlo nella maglia il giorno della partita del cuore, se non fosse stato escluso dalla manifestazione, privandoci di uno di quei momenti tra spot e fiction che invadono già tutti i telegiornali… Il rottamatore, l’uomo che vuole rivoluzionare il sistema. È  il suo sottosegretario Del Rio ad annunciare che sulle nomine si cambia verso… Si lo abbiamo constatato, si torna indietro, all’epoca del monocolore democristiano, dallo scudo crociato, allo stemma del giglio…Questo sì che è stato un cambio di direzione. Renzi è vero ha mostrato la sua abilità, l’uso di strategie e modalità di operare di tradizione andreaottiana, anche perché per storia politica un po’ suo erede lo è..  è diventato subito il campione nell’uso del manuale cencelli, dalla Ruota della Fortuna ne ha fatta di strada. Tra i nomi inseriti nelle partecipate: ex FI, qualche amico dell’Udc, i suoi finanziatori made in Bing Bang, qualche osso al fedele Alfano, qualche vecchio trombone di regime raccomandato da Re Giorgio per chiudere in bellezza.  Ma non basta gli italiani hanno dovuto pagare un altro conto salatissimo, oltre i bonus d’uscita d’oro pari a 25 mila euro, si sono aggiunti 50mila eu­ro pi­ù Iva versati dal Go­verno per la consulenza di due società di head hunting (cacciatori di teste), la Spencer & Stuart e la Korn Ferry, incarica­te di selezionare i curricula per individuare i nuovi top mana­ger pubblici fuori da logiche di lottizzazione politica, a questo punto a chiusura del giro potevano evitarci la costosa farsa, perchè qui le operazioni di maquillage le paghiamo noi.

Da buon democristiano Renzi questo Manuale lo conosce bene, differisce dal passato perché le sue sono decisioni sono monocratiche, decise tra Renzi e Renzi, ormai siede sul suo trono per designazione divina, compiace, premia massoni e banchieri toscani della sua corte, con la supervisione di Giorgio Napolitano.

Siamo dunque passati dal sistema Pd/Pdl del cinquanta e cinquanta della seconda repubblica  a quello nuovo, rivoluzionario del rottamatore. Che si traduce in cosa? una colonizzazione, degli scout dell’alta finanza del giglio, dell’immenso tesoretto rappresentato dalle partecipate di Stato, Voglio ricordarlo Stato, non è un concetto astratto, filosofico, quando si parla di Stato non bisogna dimenticare cosa e chi rappresenta, Stato è mera rappresentanza della collettività, è tutela dell’interesse pubblico, salvaguardia della crescita sociale di tutti i cittadini, attraverso la cura delle aziende che dovrebbero garantirne il futuro economico. Le partecipate non sono terra di conquista di una parte politiche, rifugio di politici trombati, imprenditori in cassa integrazione, banchieri privi di scrupoli, ma sono un patrimonio a cui partecipano di diritto i nostri cittadini che in questo caso sono anche azionisti.Eppure il Ministro dell’economia e delle finanze aveva emanato una direttiva, in base alla mozione approvata al Senato il 19 giugno 2013;  la direttiva disponeva che per la valutazione delle candidature, si doveva tener conto per i candidati, tra gli altri, dei seguenti elementi:

1) possedere comprovata professionalità ed esperienza in ambito giuridico, finanziario o industriale;

2) Non dovere avere conflitti di interesse col posto da assegnare;

Voglio portare l’attenzione di voi tutti, sulla palese evasione del secondo punto, che ritengo fondamentale, come potremo di seguito constatare, molti dei nominati hanno un evidente  conflitto di interessi. Ma pare che ormai questa sia una moda.

Conflitti e limiti mascherati in una finta “svolta rosa” nelle partecipate che non ci convince per nulla, non ci basta che alla presidenza di Poste ci sia Luisa Todini, a Enel Patrizia Grieco, all’Eni Marcegaglia. Anzi siamo piuttosto preoccupati, sconcertati direi, è vero sono state scelte donne piuttosto che uomini…ma spesso sono esse stesse a capo di aziende di famiglia.

Ci pare di scorgere una chiara strategia, nel palcoscenico si esibisce come un trofeo “la parità di genere” e dietro il sipario i registi, gli sceneggiatori, sono rigorosamente uomini e uomini del vecchio establishment oltre che numerose new entry di stretta fiducia renziana che non possono rappresentare nessuna svolta moralizzatrice. Infatti se non vi siete fermati a guardare esclusivamente le immagini delle presidenti (esibite in tutte le prima pagine come esempio di rivoluzione culturale) e degli A.D., avrete di certo scoperto che nei CDA e nei collegi sindacali gli ascari renziani pullulano come api sul miele.

La spartizione ancora una volta è fatta, le società partecipate dallo Stato, spina dorsale di un economia strangolata dall’affarismo dei capitani avventurosi, ha i suoi nomi: Alberto Bianchi-CDA Enel, avvocato di Matteo e Marco Carrai, Presidente della Fondazione Open ( la cassaforte di Renzi che gestisce le donazioni e organizza gli eventi), ex Bing Bang gestita assieme a Carrai, al sottosegretario Lotti e il ministro Boschi.

Parliamo di onorabilità, Bianchi, fu inviato 11 anni fa dal Tesoro per liquidare Efim, il fondo per il finanziamento dell’industria meccanica, grazie a questa operazione eseguita con “perizia”, è stato condannato per un danno erariale di 4,7 milioni dalla corte dei conti, presto avremo il risultato dell’appello.. Ci concedete qualche dubbio?. Il fratello Francesco Bianchi è membro del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. Tutte le strade conducono a Roma ..ops.. alle banche.. l’ossessione dei 5 stelle vero?. Ancora un altro amico e renziano della prima ora, il commercialista Marco Seracini, prossimosindacodell’Eni, portato alla corte del pinocchietto da Dario Nardella, si fece promotore della nascita dell’associazione Noi Link, un prototipo dell’associazione bing bang. Appena insediato come sindaco Renzi lo nomino al vertice di Montedomini (azienda pubblica di servizi alla persona). Ancora Landi, 10.000 euro per finanziare la campagna di Renzi, piazzato nel consiglio di Finmeccanica, uno che nella sua vita si è occupato solo di sanità: strumenti medici e apparecchiature medicali, ma già membro del CDA di chi? ancora una banca fiorentina, e poi siamo noi in malafede, Banca e cassa di risparmio di Firenze.

Ancora Antonio Campo dall’Orto, ex vice direttore di canale cinque e della 7 e manager di Viacom, cda Poste con Elisa Fabri altra fiorentina rampolla di una famiglia di albergatori, Starhotels, altra esponente della “Firenze da bere” o di quello che viene ribattezzato come il cerchio magico. Non c’è solo quello di Dudù, Pascale, Rossi, Santelli. Ancora in poste:  un pensiero all’Udc di Casini nel cda  entra il suo portavoce il trombato Raimondo Rao.

Torniamo alla strategia “sbatti il rosa in prima pagina” di Renzi, alle donne, possiamo constatare, si attribuisce un ruolo istituzionale di pura rappresentanza, quello di Renzi perciò è un velinismo evoluto ancora più in malafede, un arma di distrazione di massa, in cui l’altra metà del cielo è scelta tra la diretta discendenza delle Dinasty all’italiana, ma è donna è questa dovrebbe bastare a fare dimenticare l’intreccio perverso tra economia, finanza e politica.

Ne è un esempio, Emma Marcegaglia, una scelta che indica la volontà di mantenere una linea di continuità con Berlusconi, che avrebbe mal digerito un presidente di rottura che scompaginasse l’equilibrio nei rapporti energetici con Putin, piace a Squinzi, che subito si sbilancia in apprezzamenti. Il gruppo Marcegaglia, vogliamo ricordarlo, è leader mondiale nella trasformazione dell’acciaio, con 5 milioni di tonnellate lavorate ogni anno e consuma tantissima energia. I dubbi su possibili conflitti di interessi per intrecci con l’Eni sono più che motivati di lei tesse le lodi Antonella Mansi, Presidente della fondazione MPS, esponente del cerchio magico alla fiorentina. Lei è una vera novità, un esempio di assenza di conflitto di interessi e sobrietà familiare. Ha già annunciato alla faccia nostra e vostra, che non si dimetterà dall’incarico di vicepresidente e amministratore delegato del gruppo di famiglia. La sua azienda è stata condannata nel 2008 per avere pagato tangenti in cambio di commesse ad un dirigente Eni (adesso ne diventa presidente) suo fratello Antonio ha patteggiato 11 mesi di reclusione con la condizionale per corruzione. ad alleggerire il clima é inoltre recente la denuncia della Fiom sullo spostamento della Marcegaglia SPA e dei 167 dipendenti da pozzolo Formigaro ad Alessandria, una distanza di 80km, che celerebbe la volontà di licenziare. La Fiom, inoltre, pianifica uno sciopero del gruppo, sapete perché? Nella sfortunata azienda della Marcegaglia la media degli incidenti è quattro volte quella nazionale!, a lei però affidiamo un azienda fondamentale per l’assetto energetico del Paese come l’Eni. Auguriamoci non venga gestita come la Marcegaglia SPA.

segue Mozione nomine dirigenti enti pubblici – parte 2/2

Fonte www.andreavallascas.it

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