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Gli sprechi possono attendere, si inizia a tagliare la cosa più semplice: i servizi

Gli sprechi possono attendere, si inizia a tagliare la cosa più semplice: i servizi

Un tempo era la Consip, il deus ex machina che avrebbe risolto tutti i nostri problemi. La sigla che doveva garantire che quella famosa siringa, che i politici tirano fuori come spot a ogni tornata elettorale, sarebbe costata lo stesso prezzo da Palermo e Trieste. L’epilogo nelle cronache ci narrano che dove c’è appalto c’è speranza, dove c’è denaro pubblico ecco che si innesca il circuito perverso tra politica e tangenti, sino a coinvolgere i massimo vertici di un Paese in cui a controllare il pollaio spesso è il ladro. Mentre a livello nazionale i risparmi sulla pelle degli italiani finiscono sui conti in banca di qualcuno, il livello dei servizi è sempre più scadente e sempre più a macchia di leopardo.

Alcune regioni si accodano all’accumulo dei danni, facendo la spending review meno dolorosa: quella che riduce i servizi offerti più che gli sprechi, perché è più smart, per dirla alla Renzi, e non intacca certi privilegi. In Sardegna, emblema di un maldestro tentativo di contenimento dei costi, è la famosa riforma sanitaria con la nascita dell’ATS. Tutti stanno sperimentando la sua “efficacia” che inizia a “mietere” le prime vittime. Nei giorni scorsi, con una interrogazione al Ministro della Salute, mi sono occupato dell’ospedale di Isili. Trovo infatti questo caso il simbolo di un certo modo di intendere il contenimento degli sprechi. Il peso va sempre e comunque scaricato sulle spalle delle comunità locali. E mentre a parole, si fanno le crociate contro lo svuotamento dei centri minori e sulla tutela delle aree più marginali della nostra Isola, ecco che la scure della presunta “razionalizzazione” va a pescare a piene mani nel costo dei servizi sanitari, compromettendo il diritto alla salute e decretando la fine di fatto del servizio sanitario nazionale, quasi che i pazienti di Isili siano diversi da quelli di Torino o Milano.

Il pensiero non può che andare su quanto sta accadendo anche ai punti nascita di Carbonia e La Maddalena. Nel Paese della denatalità infelice non si riesce a garantire ai propri figli di nascere in condizioni accettabili. Dal canto suo la Regione pare essere ormai “arrivata” al suo obiettivo. Creazione di una mega azienda di dimensioni ciclopiche che già fa acqua da tutte le parti con a capo un super remunerato mega direttore galattico che per meritarsi il premio fa un “taglia e cuci” con qualche piccolo fastidio per i sardi, vedi il bando per la gara per gli strumenti per tenere sotto controllo il diabete, fermo perché i malati devono attendere i tempi dell’ATS. Elementi secondari.

riforma-sanitaria

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articolo pubblicato su Cagliaripad, all’interno della rubrica CagliariPed – Parlamento e dintorni, il giorno 18 marzo 2017

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