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Discorso sul complesso degli emendamenti – D.L. “del Fare”

Grazie Presidente, colleghi,

Inizierò dicendo subito che questo provvedimento battezzato fantasiosamente “Del fare” rispecchia in tutto e per tutto il modo di “Fare”, appunto, di questo Governo, e cioè del tutto insufficiente, inconcludente e chiuso alla reale necessità di decidere in quale direzione veramente vuole andare questo Paese, attraverso la tecnica del “rimandare”.

Il limite strutturale della formulazione di questo Decreto è una paradossale visione che si restringe al breve periodo, privo di un respiro ampio che si rivolga a una prospettiva di lungo periodo. Il Governo Letta, nato precario, in conformità ai tempi, è un bizzarro “tempo determinato”, incapace di percorrere l’unica via possibile per il rilancio della nostra economia, e cioè una riforma strutturale che orienti lo sviluppo e la crescita del Paese, attraverso una seria e pianificata opera di reale ammodernamento e semplificazione dell’apparato burocratico.

A oggi la produzione di Decreti legge depotenzia l’attività parlamentare, la rende mera e sterile testimonianza di una democrazia che arranca sotto i colpi dei “poteri forti” e del prevalere di interessi e logiche personali. Quali le soluzioni, fornite a fronte della drammatica condizione del Paese? Come rilanciare le attività produttive?. Il Ministro Fabrizio Saccomanni in un’intervista a Bloomberg Tv a margine dei lavori del G20 di Mosca, ci fornisce la soluzione.. vendere .. o forse svendere .. cosa?.. Lo afferma lui stesso: vendere  quote di società che creano un profitto e danno dividendi al Tesoro. Liquidiamo, dunque, pezzi che portano alle casse dello Stato risorse, che gli danno respiro. Per cosa ?? ……… Bene.. per ridurre il debito pubblico, non mettiamo mano agli sprechi… no.. però eccola la politica delle pezze.. del fare.. fare favori?.. Perdonate la dietrologia.. a chi?..

Quote di Eni, Enel, Finmeccanica, rischiano attraverso questo scellerato proposito di finire nelle mani della speculazione internazionale; l’ossatura energetica e industriale del nostro Paese in svendita, alla mercé del migliore offerente, rischia di asservirci, renderci dipendenti di multinazionali prive di scrupoli.

Non si traccia la direzione precisa per uno sviluppo organico del tessuto produttivo del Paese, ma solo una pioggia di interventi di sostegno a vantaggio, non si sa ancora bene di chi, con finanziamenti volti a incentivare la genericità degli investimenti attraverso il vetusto fondo di garanzia stabilito dall’articolo 100 della legge 662 del 1996, senza chiarire i termini dell’intervento che si demandano a successivo decreto ministeriale. In un momento in cui il tessuto della micro, piccola e media impresa, è asfittico, e il complesso della forza lavoro attende di essere reimpiegata, la difficoltà di accesso al credito, diventa un’urgenza, ancora una volta la risposta fornita è largamente insufficiente.

Con il paravento del sostegno si continuano a fornire provviste speciali alle Banche attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, i risparmi dei cittadini, quelle stesse banche che poi i soldi li prestano a loro totale discrezione decidendo “a chi e quanto” attraverso un plafond peraltro assolutamente insufficiente di 2,5 miliardi, solo eventualmente elevabili a cinque per le imprese che intendano rinnovare i loro macchinari, in un momento in cui le stesse imprese mandano a casa per mancanza di lavoro coloro che quegli stessi macchinari dovrebbero utilizzarli, perché schiacciate da un carico fiscale sul lavoro insostenibile su cui il Decreto del non fare tace.

Si spostano denari come nel Monòpoli spacciandoli per nuovi, utilizzando le disponibilità del Fondo per la Crescita Sostenibile che dovrebbero servire a ben altro, per finanziare i contratti di sviluppo ma solo nelle regioni fuori dall’Obiettivo Convergenza.

Si finge di finanziare la ricerca industriale disponendo l’erogazione di capitali a fondo perduto per contribuire al 50% su progetti innovativi non altrimenti specificati prevalentemente per aziende il cui capitale di maggioranza è posseduto da giovani al dì sotto dei trentacinque anni !!. Insomma mosche bianche. Il tutto senza ulteriori oneri per lo Stato con l’utilizzo del già esistente Fondo per le Agevolazioni della Ricerca (FAR) già di per sé largamente insufficiente.

Nulla, poi, è previsto per impedire che gli aiuti elargiti vadano a favorire aziende che delocalizzano la loro produzione, come invece da noi richiesto negli emendamenti presentati. Questa visione a breve gittata è ancora più palese, nelle norme in materia di concorrenza nel mercato del gas naturale e dei carburanti.

In questo Decreto vengono esclusi dalla tutela i clienti vulnerabili: per ospedali, carceri, scuole, vigono le regole del libero mercato, che solo, e rimarco solo al momento, risulta essere meno oneroso del mercato tutelato.

ma sorgono dei dubbi, se assumiamo come attendibile quanto precedentemente affermato, perché per i clienti domestici è prevista la tutela? E in caso di un forte e immediato aumento dei costi, verosimilmente nel periodo invernale, che ripercussioni si avrebbero sui bilanci dei clienti vulnerabili e quindi sulle tasse dei cittadini?

Non dimentichiamo, poi, quanto enunciato dal comma 7 art. 4 del presente Decreto, a proposito di distributori di carburanti liquidi; in questo caso si fa un passo avanti e due indietro in materia di consumo dei combustili, regola la diffusione dell’uso del metano e dell’energia elettrica per autotrazione, favorendo però, di fatto, solo il gas naturale che naturalmente anzi ovviamente non è presente in tutte le regioni d’Italia.

Le auto elettriche quando le vedremo? Deve essere prevista la ricerca in tal senso, devono essere favorite le rinnovabili, quelle vere e non le assimilate, che con le prime, non si capisce perché, vengono finanziate attraverso la bolletta con la componente A3, gli inceneritori non rinnovano l’aria, la inquinano.

Ci sarebbe ancora tanto da dire come per le zone a burocrazia zero o la patata bollente dell’Agenda digitale su cui si continuano a definire “cabine di regia”, “organismi consultivi”, “Commissari per l’attuazione”, “Agenzie per l’Italia digitale” al solo scopo di distribuire poltrone utili solo a incrementare l’elefantiaco e clientelare apparato burocratico dello Stato, continuando a escludere dalla previsione di bilancio, per esempio, in fondi necessari, per l’ammodernamento della rete Telematica del paese ormai in totale disfacimento.

Questo del Fare, dunque, è un altro frutto acerbo, partorito da un Governo Miope, completamente assorbito da un’opera di auto-salvataggio quotidiano, da una maggioranza politica che ogni giorno, si presenta più fragile, alla mercé dei capricci dell’imperatore e di entità lobbistiche, che ne orientano e condizionano la politica.

Il Paese implode in una morsa di decrescita, che richiede misure coraggiose che un Governo debole, deprivato, impegnato nell’unico sforzo di garantire la propria sopravvivenza, non potrà mai attuare..  e questo Decreto del fare.. non è altro che l’ennesimo atto flebile, propagandistico, di una classe politica al tramonto che non accetta di cedere il passo al cambiamento.

Questo, colleghi, è un Paese che non ha bisogno di pezze, è il decreto del fare, con questo nome che trasuda di retorica, così roboante, si presenta nella sostanza come la solita pezza all’italiana, fatta di interventi poco incisivi sul piano finanziario e strutturale, volti ad arginare una falla con un dito..  Le falle colleghi a breve diventeranno l’irruenza di una piena priva di controllo, è il momento di fornire al Paese risposte, perché la politica quando è dettata da un serio indirizzo e progetto è fare.. non finzione e mistificazione sulla pelle e sulle spalle dei cittadini italiani.

il video del mio intervento è su M5SParlamento

Andrea Vallascas

MoVimento 5 Stelle

 

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